Il piccolo yeti: verso le pendici dell’Everest

Prodotto dalla Dreamworks, il lungometraggio d’animazione Il piccolo yeti racconta una storia semplice e molto classica che punta a focalizzare l’attenzione sui principali temi d’attualità, con il timone di regia affidato a Jill Culton e a Todd Wilderman.

Yi è un’adolescente di Shangai che sogna di viaggiare fino a raggiungere l’Everest. Un giorno la ragazza scopre sul terrazzo della sua casa una creatura enorme, mai vista prima. Si tratta di uno yeti, scappato da un laboratorio che lo costringeva in cattività e che sogna di tornare nella sua patria, proprio sulle pendici dell’Everest. Avrà inizio, così, un lungo viaggio durante il quale Yi, insieme agli amici Jin e Peng, tenterà di riaccompagnare il suo nuovo amico a casa.

Una storia, quella alla base del film, che ci appare fin da subito molto classica e lineare. Rispetto ad altri lavori del genere, infatti, ciò che cambia è proprio l’ambientazione, l’inserimento del tema del viaggio e, non per ultimo, quello della salvaguardia della natura. Cosa, la presente, assai prevedibile, dal momento che si tratta di uno dei temi più scottanti del momento.

Eppure, malgrado questa sensazione di già visto, Il piccolo yeti riesce tutto sommato a funzionare.

Rivolgendosi principalmente ad un pubblico di giovanissimi, questo lavoro della Dreamworks si distingue anche per una buona realizzazione grafica (vedi i particolari di ogni singolo personaggio e interessanti effetti visivi nel momento in cui lo yeti dà sfogo ai suoi poteri), oltre a presentare uno script pulito.

In ogni caso, nonostante i temi trattati e il bel rapporto d’amicizia messo in scena, Il piccolo yeti non riesce a distinguersi dalla miriade di prodotti d’animazione analoghi finora realizzati. Il rischio principale è che finisca molto presto nel dimenticatoio. Perfino per quanto riguarda gli spettatori più piccoli, che, tutto sommato, riusciranno in qualche modo ad apprezzarlo.

 

 

Marina Pavido