Il primo re: Borghi… d’altri tempi

È una spettacolare inondazione ad aprire le quasi due ore di visione che costituiscono Il primo re, quarto lungometraggio diretto dal romano Matteo Rovere, autore del Veloce come il vento aggiudicatosi sei David di Donatello.

Una sequenza che, da sola, lascia intuire che ci troviamo dinanzi a qualcosa di cinematograficamente diverso rispetto a ciò che si è abituata a proporre la produzione in fotogrammi tricolore dopo la scomparsa della sua grande celluloide di genere, avvenuta alla fine degli anni Ottanta.

Qualcosa che, nel calare due stupefacenti Alessio Lapice e Alessandro Borghi nei pochi panni dei fratelli Romolo e Remo in un mondo antico e ostile divenuto, poi, lo scenario della nascita di Roma, il più grande impero di sempre, risente probabilmente dello stile narrativo che ha caratterizzato l’acclamato Revenant – Redivivo di Alejandro González Iñárritu, ma sembra guardare anche oltre, ad altri visivamente accattivanti elaborati regalatici dalla Settima arte.

Perché, man mano che viene ribadito che gli dei dominano gli uomini in quanto questi ultimi li temono e che apprendiamo l’intero cast – comprendente, tra gli altri, Fabrizio Rongione e Tania Garribba – parla completamente un proto latino antecedente a quello arcaico, da un lato può più o meno vagamente tornare alla memoria l’escursione primitiva de La guerra del fuoco, messo in piedi nel 1981 dal francese Jean-Jacques Annaud, dall’altro è impossibile non trovare assonanze con l’estrema crudezza sfoggiata dai migliori lavori del Mel Gibson regista.

Non a caso, mentre la lodevolissima resa di fotografia, scenografie e costumi trasforma il tutto in un autentico piacere per gli occhi dello spettatore, in mezzo a danza per la morte dei guerrieri e combattimenti eseguiti con lance, mazze chiodate ed altre armi bianche si sguazza tra teste spaccate, spade che trapassano corpi, busti appesi, l’estirpazione del cuore di un cervo e dita conficcate negli occhi, proprio come ai tempi de La casa di Sam Raimi.   

All’insegna di una colossale operazione co-prodotta da finanziatori internazionali e che, anche a causa di questi aspetti altamente violenti e splatter ormai impensabili per i sempre più edulcorati e rassicuranti film ad alto budget concepiti nello stivale del globo, non tarda a far rivelare Il primo re un riuscito mix di vicenda storica e (retro)gusto exploitation tipico dei b-movie… coinvolgente nel suo lento svolgimento e impreziosito da una epica colonna sonora a firma di Andrea Farri.  

 

 

Francesco Lomuscio