Il professore cambia scuola: la difficile educazione nelle banlieue parigine

La Francia fa i conti con il degrado culturale e sociale dell’istruzione pubblica delle periferie con Il professore cambia scuola, scritto e diretto da Olivier Ayache-Vidal.

Foucault è un uomo di mezz’età dell’alta borghesia parigina che insegna nel liceo più prestigioso di Parigi. Per un esperimento del Ministero dell’Istruzione, l’emerito docente per un anno dovrà insegnare nelle  banlieue parigine, dove, oltre al degrado sociale e culturale, dovrà confrontarsi anche con la rigidità e la miopia del sistema educativo nazionale francese.

Infatti, il professore Foucault dovrà presto mettere in discussione la sua dura metodologia per instaurare una nuova forma di comunicazione con i suoi giovani studenti e poter così mettere in luce le loro qualità personali.

Il regista  Olivier Ayache-Vidal firma il suo primo lungometraggio con una leggera, seppur drammatica, commedia sulla scuola pubblica francese e fotografa la triste realtà del fallimento dello stato nell’integrazione sociale e culturale degli immigrati.

Se l’incipit non è tra i più originali (basti ricordare il più recente Quasi nemici di Yvan Attal o anche il più famoso L’attimo fuggente di Peter Weir e La classe di Laurent Cantet), il lungometraggio vanta comunque alcuni innovativi spunti di riflessione.

Il regista Ayache-Vidal, così, sottolinea la differenza tra i giovani docenti e quelli più anziani: i primi, che dovrebbero essere quelli più aperti e sensibili, annaspano in un sistema educativo fallimentare, risultando disillusi e sconfitti. I secondi, invece, innamorati prima di tutto del proprio lavoro, riescono comunque a trovare l’autore, il libro o la prospettiva giusta per coinvolgere gli studenti.

Come ha dichiarato lo stesso regista in occasione della presentazione alla stampa del film: “Non è un atto d’accusa contro i professori, ma contro lo Stato che non forma in maniera giusta gli insegnanti”.

Il professore cambia scuola è una commedia leggera e drammatica che vuole riflettere sul problema dell’educazione scolastica delle periferie quale importante strumento non solo di riscatto sociale ed economico, ma anche di integrazione. Problema non solo francese.

 

 

Anastasia Mazzia