Il ragazzo che diventerà re: tra banchi di scuola e lotte cavalleresche

Re Artù e il mito della spada di Excalibur. Una storia che ha attraversato i tempi dei tempi, venendo anche riproposta più volte al cinema, tra visione storica del grande John Boorman (Excalibur) e fiabesca di un cartoon Disney (La spada nella roccia).

Autore del fanta cult adolescenziale Attack the block – Attacco alieno, Joe Cornish decide di spostare questo mito in un contesto totalmente per ragazzi, portando il codice d’onore cavalleresco del fantasy tra le vie di un’Inghilterra periferica e perennemente coperta di ombre, dove vive il giovane protagonista de Il ragazzo che diventerà re.

Lui è Alex (interpretato da Louis Ashbourne Serkis, figlio del noto Andy de Il Signore degli anelli), ragazzino preso spesso e volentieri di mira dai due prepotenti Lance (Tom Taylor) e Kaye (Rhianna Doris); come anche succede al suo amico Bedders (Dean Chaumoo), insieme al quale scopre tra le macerie di un cantiere, incastrata in un pilastro di cemento, una spada che, una volta estratta, apprende presto essere la leggendaria Excalibur, destinata a rendere sovrano del regno chiunque ne entri in possesso.

Una spada su cui, però, incombe una maledizione, in quanto è in agguato la perfida strega Morgana (Rebecca Ferguson), risvegliatasi dal suo sonno sotto terra e intenta a dominare sull’intero pianeta fermando il suo unico ostacolo, ovvero Alex.

E quest’ultimo, senza alcuna paura, affronta la minaccia supportato anche dai suoi compagni di scuola e da Merlino (Angus Imrie), accorso da un’epoca lontana per sostenerlo nella lotta alla base de Il ragazzo che diventerà re,pensato e ragionato per poter aggiornare la materia fantasy alla base del mito di Artù ai teen movie odierni.

Cornish, cineasta capace anche di trovate narrative interessanti, stavolta si stabilizza su un racconto tipicamente infantile, a tratti ambizioso, ma poco ragionato nel fondere cinema per ragazzi a spettacolo per adulti.

La visione, quindi, avanza stancamente, tra consueti battibecchi in mezzo ai banchi di scuola e una sottile ironia fanciullesca che poco salva del risultato finale; mentre un occhio dark fa la sua parte quando si tratta di delineare la malefica Morgana di una Ferguson mostrata il minimo indispensabile e un Patrick Stewart in vena di escursione infantile si aggiunge al cast nei panni di un anziano Merlino.

In conclusione, quindi, Il ragazzo che diventerà re si rivela un prodotto buono per festival specializzati in materia bambinesca (si pensi al Giffoni) e che troverebbe una sua giusta dimensione in qualche visione televisiva delle estati pomeridiane, come è avvenuto a numerose innocue pellicole nordeuropee indirizzate ai più giovani; in quanto, sebbene un certo climax venga raggiunto nella battaglia finale (con tanto di evidente messaggio che indica i più giovani quale unico rassicurante tramite sociale verso un futuro migliore),  l’insieme è poca roba. Soprattutto se consideriamo che ci si tratta di una visione di due ore.

 

 

Mirko Lomuscio