Il richiamo della foresta: un classico tra live action e animazione

Il richiamo della foresta porta sul grande schermo la storia di Buck, cane dal cuore d’oro la cui tranquilla vita domestica finisce sconvolta quando viene improvvisamente portato via dalla sua casa in California e trapiantato nella natura selvaggia dello Yukon canadese, durante la Corsa all’oro degli ultimi anni del XIX secolo.

Come nuova recluta di una squadra di cani da slitta di cui in seguito diventa il leader, Buck vive l’avventura di una vita, trovando il suo vero posto nel mondo e diventando padrone di se stesso.

Tra live action e animazione, Il richiamo della foresta utilizza effetti visivi e tecniche all’avanguardia per trasformare gli animali del film in personaggi completamente fotorealistici e autentici a livello emozionale.

Il lungometraggio vede protagonista Harrison Ford, affiancato da un cast che comprende Omar Sy, Dan Stevens, Karen Gillan e Bradley Whitford. Chris Sanders dirige il tutto a partire da una sceneggiatura firmata da Michael Green, e, senza dubbio, la scelta di uno dei romanzi di Jack London, un vero classico per ragazzi, funziona davvero.

All’inizio può lasciare perplessi la realizzazione fotorealistica degli animali, ma, del resto, non tutti sono Jean Jaques Annaud, che addestra lupi veri; nel corso della vicenda, però, il trucco cinematografico diventa credibile.

Il romanzo è riportato in modo splendido, sullo schermo, nella sua essenza, anche se sono molte le differenze con la vera storia. Tuttavia, resta valido il messaggio di London, che, da seguace del darwinismo sociale, ci ricorda come gli animali (e anche noi) appartengano a questo pianeta. In tempo di cambiamenti climatici, poi, Il richiamo della foresta assume per le nuove generazioni, forse, un significato ancora più profondo, grazie anche al bravo Ford, indimenticabile Han Solo e Indiana Jones.

Animazione e live action vengono fuse perfettamente, e, nel solco della tradizione di Walt Disney, rimane solo un po’ di rimpianto per l’amato documentario live che precedeva questo tipo di pellicole, una tradizione che sarebbe da recuperare.

 

 

Roberto Leofrigio