Il richiamo di Cthulhu a teatro: intervista al regista Francesco Bazzurri

The call of Cthulhu 2

La compagnia Sipario7 porta (coraggiosamente) a teatro un “classico” della letteratura horror, ma non solo. Parliamo de Il richiamo di Cthulhu, riadattato da Francesco Bazzurri, che è anche il regista dello spettacolo.

Le musiche originali di Mirko Basile e le scenografie di Ulthar Cats accompagneranno un cast composto da Ilaria Mazza, Lucrezia Novaglio, Giulia Curti, Luca Pani, Mirko Basile, Mario Battisti, Giovanni Alaimo e Giordano Luci, in scena dal 27 al 29 Maggio 2022, presso l’Ar.Ma Teatro, via Ruggero di Lauria, 22, Roma. Per Informazioni e Prenotazioni: 3396459653.

Questo adattamento del grande capolavoro dello scrittore H.P. Lovecraft è un incontro tra la narrativa di genere e il teatro, con la volontà di intrattenere regalando quelle forti emozioni che solo l’orrore “suggerito” del Grande Solitario di Providence è in grado di dare. Ma non solo, al tempo stesso si vuole riflettere sul concetto stesso di paura, di terrore verso l’ignoto, nonché della proiezione di paure inconsce che collettivizzandosi prendono forma concreta.

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Iniziamo con una domanda scontatissima, ma necessaria: parlaci di te e della compagnia teatrale.

La compagnia teatrale Sipario7 nasce nel 2016 con l’idea di mettere in scena solo testi originali prendendo spunto dalla cultura pop e dalla letteratura di genere. In questi anni siamo riusciti a rappresentare commedie ispirate ai film trash anni Ottanta, oppure sottogeneri come il cyberpunk, l’urban fantasy e anche il creepy pasta. Personalmente mi occupo della drammaturgia e della regia e ho impostato il nostro gruppo seguendo lo “spirito ludico” come lo concepiva Huizinga, cioè un teatro che vada dapprima giocato.Ovviamente, verso lo spettacolo è necessario un approccio professionale, ma va anche vissuto come se fosse un roleplay, un’interpretazione altra della vita, un atto libero. Più che regista, mi sento come un master, un narratore che guida gli attori alla costruzione del personaggio e della storia.

 

Perché Il richiamo di Cthulhu?

Da un lato perché le atmosfere lovecraftiane combinate col suo modo di raccontare l’orrore attraverso l’indagine e una progressiva, quanto inesorabile, Epifania si prestano alla messa in scena teatrale, dall’altro perché personalmente volevo omaggiare uno scrittore che, con quel racconto, ha cambiato il mio modo di leggere quando ero adolescente.

 

Qual è stato il vostro/tuo approccio ad un testo che forse difficilmente si presta ad essere “recitato”?

La decisione presa è stata quella di attualizzare la storia, mantenendo intatta la trama ed inserendo più personaggi per offrire un maggior dinamismo, tra cui anche figure femminili che nell’originale non compaiono. Una mossa che trae ispirazione direttamente dal mondo dei boardgames dedicati a Cthulhu e “abominevoli soci”.

 

Com’è portare in scena una passione?

Un’esperienza unica che viene vissuta con estremo divertimento. I caratteri prendono vita, la storia si dipana, si tolgono le cose che non funzionano scenicamente e se ne aggiungono altre. La cosa che mi soddisfa di più sta nella partecipazione attiva di ogni attore, ciascuno offre idee per arricchire questo lavoro. C’è da aggiungere anche che la voglia di rappresentare Il richiamo di Cthulhu è altissima, perché a causa della pandemia abbiamo dovuto rimandare lo spettacolo ben due volte. Credo che stavolta, le stelle siano allineate…

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Com’è portare in scena un prodotto così tanto conosciuto ma, allo stesso tempo, tanto caro a un’elite pronta a criticare? È più facile portare Cechov?

Ben vengano, tra gli spettatori, gli estimatori del Grande Solitario di Providence, perché da una loro critica, purché costruttiva e non dettata da un purismo spocchioso, si può contribuire a migliorare lo spettacolo per le repliche future, individuandone eventuali punti deboli.  Riguardo il peso di questo lavoro, portare Lovecraft a teatro, più che un gravame, è una sfida combattuta su due fronti: quello della fanbase elitaria di cui abbiamo detto, ma anche quello del pubblico medio, che si troverà di fronte ad un’opera particolare, molto straniante. Sarà fondamentale anche il loro giudizio! Questo implica pure che ci sia una maggiore difficoltà rispetto a rappresentare Cechov, perché non abbiamo messe in scena pregresse su cui studiare.

 

Come è impostato lo spettacolo? Possiamo parlare di horror? Quali sono secondo te le caratteristiche di un horror a teatro? 

Emergono altri racconti sempre più inquietanti che replicano l’orrore “suggerito” tipico di Lovecraft, fino alla rivelazione finale e allo sprofondare nella follia, altro elemento caratterizzante dell’autore. A teatro l’horror deve avere come cardine la recitazione che porta progressivamente lo spettatore in uno stato di alienazione e di tensione costante a cui contribuiscono l’uso delle luci e, in modo determinante, la colonna sonora. Io sono onorato di aver avuto come compositore per le musiche Mirko Basile, un giovane e talentuoso musicista che ha saputo ricreare perfettamente le atmosfere lovecraftiane.

 

Quale è il messaggio che volete trasmettere?

Ne Il richiamo di Cthulhu ci sono degli elementi molto attuali sull’autodistruzione del nostro sistema sociale mediante l’aumento della violenza endemica e della proiezione di paure inconsce che collettivizzandosi prendono forma concreta. Cthulhu incarna la minaccia costante che serpeggia nel mondo, occultata finché non si creano le condizioni necessarie affinché emerga in tutto il suo orrore: può essere una guerra, una pandemia, una crisi economica devastante o un altro evento nefasto. Queste condizioni sono tutte dovute, direttamente o indirettamente, all’uomo. Lovecraft parlava di “connessioni di conoscenze disgiunte” profetizzando involontariamente la globalizzazione e l’era dell’informazione internettiana, conoscenze che avrebbero rivelato una realtà terribile, la quale ci avrebbe condotto alla pazzia o a rifugiarci nella “sicurezza di un nuovo Medioevo”. Più contemporaneo di così…

 

Dario Bettati