Il rito delle streghe: The craft parte 2

È soltanto l’inquadratura conclusiva de Il rito delle streghe – disponibile sulle piattaforme Chili e Timvision – a consentirci di apprendere che ci troviamo dinanzi ad un sequel del Giovani streghe (in originale The craft) diretto nel 1996 da Andrew Fleming e non ad un remake dello stesso, come invece potrebbe erroneamente lasciar intendere la oltre ora e mezza di visione in questione.

Il Giovani streghe che, diretto dall’Andrew Fleming qui figurante soltanto tra i produttori esecutivi e interpretato, tra le altre, dalla Neve Campbell che nello stesso anno s’impose all’attenzione del pubblico grazie a Scream di Wes Craven, ha finito inspiegabilmente per trasformarsi in un cult dell’horror con la sua vicenda riguardante una adolescente nuova arrivata a Los Angeles che si univa a tre coetanee emarginate e dagli straordinari poteri.

Inspiegabilmente perché, in fin dei conti, non offrì nulla di particolarmente innovativo e memorabile quella molto poco coinvolgente pellicola che generò addirittura la contemporanea (e più riuscita) imitazione Little witches di Jane Simpson e che in questa continuazione per mano dell’attrice Zoe Lister-Jones – già passata dietro la macchina da presa grazie a Band Aid – vede il proprio plot rispolverato e adattato alla gioventù d’inizio terzo millennio.

Perché anche in questo caso abbiamo una ragazza, Cailee Spaeny, appena trasferitasi in una nuova città nell’abitazione del nuovo compagno della mamma, ovvero la Michelle Monaghan del terzo Mission: impossibile, padre di figli maschi e dalle fattezze dell’x-filesiano David Duchovny.

Ragazza che, quindi, trova l’amicizia in tre apprendiste streghe dai volti di Zoey Luna, Gideon Adlon e Lovie Simone, le quali non tardano, però, a rivelarsi decisamente inadatte ai ruoli di malvagie megere in erba e molto meno carismatiche rispetto alle protagoniste del primo film.

Anche se la colpa non è certo da attribuire ad esse, in quanto, prodotto dal Jason Blum che in fatto di incassi ha permesso al genere di rinascere rendendolo sempre più adatto al pubblico dei teen-ager maggiormente impressionabili e, di conseguenza, spesso privo degli indispensabili ingredienti shockanti sia dal punto di vista contenutistico che visivo, Il rito delle streghe non si presenta altro che nelle vesti di raccontino per immagini poco distante da una commedia d’ambientazione scolastica e destinato ai palati (soprattutto femminili) abituati a Twilight e simili.

Non a caso, la saga romantico-vampiresca viene anche citata verbalmente nel corso di un insieme che non solo lascia avvertire un forte senso di fiacchezza già una volta superati i primi venti minuti di fotogrammi, ma non regala assolutamente nulla di interessante o, comunque, nuovo allo spettatore.

Scoprendosi oltretutto ennesima, irrilevante celebrazione allegorica da schermo dell’universo femminile, con tanto di flusso mestruale in agguato e vendetta su aggressivo bullo misogino trasformato in docile bisessuale (!!!) attraverso l’uso di gocce contenenti il suo sperma.

Questo, se proprio ci tenete a vederlo, è Il rito delle streghe… ma qualcuno si decida a fermare il sempre più dilagante ricorso al girl power nell’ambito della Settima arte, perché la stessa sta seriamente rischiando di essere annientata (si pensi anche all’indigeribile Black Christmas 2019) proprio come è stato annientato il boss Miramax Harvey Weinstein (ma lui, se non altro, aveva delle colpe).

 

 

Francesco Lomuscio