Il ritorno di Mary Poppins: l’amata favola Disney al cinema in una nuova versione

A distanza di cinquantaquattro anni dalla sua uscita nelle sale, la Disney propone un sequel di Mary Poppins, uno dei suoi classici maggiormente amati, puntando a sbancare i botteghini di tutto il mondo.

Era il 1964 quando Walt Disney in persona riuscì nell’intento di comprare i diritti dei libri della scrittrice Pamela L. Travers e a trasformare il tutto in un enorme kolossal musicale.

Il film consacrò alla storia della cinematografia mostri sacri del calibro di Julie Andrews, che interpretava Mary Poppins, e Dick Van Dyke nel ruolo del giramondo Bert.

La pellicola incontrò il favore di grandi e piccini grazie alla sua forte carica ironica e innovativa: la mescolanza di live action e cartoni animati era all’epoca significativamente all’avanguardia. Mentre il tocco di classe era dato dalle splendide musiche orecchiabili composte da Robert e Richard Sherman.

Con la speranza di ripeterne il successo (e soprattutto gli incassi), la Disney ha deciso quindi di produrre una sorta di sequel del Mary Poppins originale, ambientando la storia venticinque anni dopo gli avvenimenti del primo capitolo.

Ritroviamo i fratelli Jane (Emily Mortimer) e Michael Banks (Ben Whishaw), ormai adulti e sommersi di debiti. La loro bella casa in Via dei Ciliegi 17 rischia di essere pignorata dalla banca, ora gestita dal perfido Wilkins (Colin Firth), nipote del già noto Mr.Dawes (Dick Van Dyke). Michael ha anche tre giovanissimi figli e, preso come è dai propri problemi finanziari, viene aiutato nuovamente dalla sua vecchia bambinaia Mary Poppins (Emily Blunt), tornata a Londra ancora una volta per aiutare la famiglia Banks e rimasta inalterata dagli effetti del tempo. La nuova tata catapulterà i tre bambini e il lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda) in una serie di strambe avventure.

Cast principale e comprimari sono di prim’ordine: dalla cameriera Ellen di Julie Walters alla zia Topsy di Meryl Streep, fino ad arrivare ai cameo di Dick Van Dyke e Angela Lansbury, la cui incredibile vitalità e forza recitativa supera di gran lunga quella dei colleghi più giovani.

Altra nota di merito va alla sezione Walt Disney Animation Studios, che, su insistenza del regista Rob Marshall si è cimentata nell’animazione manuale della sequenza del vaso: come nel Mary Poppins originale, un’intera avventura dei protagonisti si mescola con disegni di animali antropomorfi e divertenti, ed è probabilmente il punto più alto – in termini di tecnica e di storyline – dell’intero Il ritorno di Mary Poppins.

Perché poi arrivano le note dolenti. Il sequel di Mary Poppins è, in realtà, una sbiadita fotocopia del film originale, e manca di idee e di emozioni. L’incredibile carica emotiva del primo capitolo, così forte da aver permesso a decine di generazioni di canticchiare a memoria ogni singola canzone (chi non conosce il motivetto di  Supercalifragilistichespiralidoso o le note malinconiche di Cam-caminin?), è qui assolutamente assente.

L’esperienza di Marshall come regista di musical del calibro di Chicago, Nine e Into the Woods sembra non aver aiutato la riuscita de Il ritorno di Mary Poppins: i numeri musicali sono poco convincenti e le canzoni stesse appaiono tutte simili tra loro e prive di ritmo ed enfasi.

La colonna sonora, curata dal pur bravo Marc Shaiman (Misery non deve morire, La famiglia Addams, Il club delle prime mogli, Sister Act) e da Scott Witman ( Glee, Smash), non coglie nel segno e viene dimenticata dallo spettatore prima di subito.

Unica eccezione, la scelta delle musiche originali in versione instrumental per i momenti di “vuoto” tra un balletto e l’altro.

I temi affrontati, che, come nella ormai nota tradizione Disney, dovrebbero essere di insegnamento ai più piccoli, non sono, in realtà, così marcati. L’indipendenza femminile, l’importanza dei sentimenti sul vil denaro e il potere della fantasia vengono trattati con vaga superficialità, un banale pretesto per sbrigarsi a mostrare gli effetti visivi costati milioni di dollari.

La Blunt è una Mary Poppins molto più vicina alla bambinaia integerrima e seriosa dei libri che a quella di Julie Andrews.

In definitiva, Il ritorno di Mary Poppins è quanto di più lontano potessero sperare gli affezionati alla favola del 1964: una mera operazione di marketing che punta solo agli incassi, risultando una pallida copia-carbone di un classico intramontabile della storia del cinema disneyano.

 

 

Giulia Anastasi