Il segreto di una famiglia: il passato nel ricordo attuale

Presentato alla mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2018, arriva finalmente sugli schermi italiani Il segreto di una famiglia, nuovo lungometraggio diretto dall’argentino Pablo Trapero, dopo il notevole Il clan.

Anche in questo caso la famiglia è al centro del racconto cinematografico inscenato dal regista, che passa dalla visione patriarcale della sua citata, precedente opera a quella matriarcale e tutta al femminile fornita dalla nuova fatica dietro la macchina da presa.

La trama si concentra su Eugenia (Bérénice Bejo), la quale, dopo  lunghi anni di assenza, a seguito dell’ictus che ha colpito suo padre  ritorna a La Quietud (che è poi il titolo originale del lungometraggio), la tenuta di famiglia sita vicino a Buenos Aires, dove ritrova la madre e la sorella (Martina Gusman).

Le tre donne sono costrette ad affrontare i traumi emotivi e gli oscuri segreti del passato che hanno condiviso sullo sfondo della dittatura militare. Emergono rancori sopiti da tempo e gelosie, il tutto amplificato dall’inquietante somiglianza fisica tra le due sorelle.

Trapero ci introduce la storia in modo tranquillo, con la voglia di ritrovarsi da parte delle due sorelle, due anime vicine che si lasciano andare anche ai ricordi giovanili. Ma in breve l’atmosfera cambia e ci porta dentro una serie di drammi piccoli e grandi del passato.

Un segreto che incombe sulla vita borghese e spensierata della famiglia, che in breve ci porta direttamente al terribile ricordo della ESMA, la sede della Scuola meccanica dell’esercito, dove la dittatura militare esercitò torture senza pietà nei confronti dei suo cittadini. Una ferita ancora aperta oggi nel paese sudamericano.

Splendida la prova delle due attrici, che, oltre a manifestare una curiosa somiglianza fisica, riescono in pieno a trascinare lo spettatore nel dramma del segreto di questa famiglia. Forse in modo meno efficace rispetto a Il clan,  ma pur sempre tenendo alto il livello del regista argentino.

 

 

Roberto Leofrigio