Il successo, La mortadella e Ballando ballando: riscoprendo in dvd i maestri del nostro cinema

Anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Tre decenni che hanno goduto di degne ricostruzioni nell’ambito del cinema italiano, spesso per mano di nomi altisonanti legati alla commedia.

A tal proposito, CG Entertainment (www.cgentertainment.it) ci rinfresca la memoria pubblicando in dvd tre titoli appartenenti alle tre citate decadi: Il successo di Mauro Morassi (con co-regia non accreditata di Dino Risi), del 1963, La mortadella di Mario Monicelli, datato 1971, e Ballando ballando di Ettore Scola, del 1983.

Il primo è un lungometraggio venuto fuori dalla medesima cricca che realizzò nel 1962 Il sorpasso, tanto che la produzione fu ugualmente di Mario Cecchi Gori e i protagonisti possedevano i volti degli stessi protagonisti Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant.

Autore de Il cocco di mamma e Mariti in pericolo, Morassi, tra l’altro, mette in scena un’altra storia relativa alla maniera in cui un singolare personaggio dell’epoca intendesse cavalcare il boom economico che stava vivendo: Giulio Ceriani (Gassman), sposato con l’amata Laura (Anouk Aimée) e amico del fidato Sergio (Trintignat), nonché sempre pronto a rischiare pur di trovare un’ottima fonte di guadagno.

L’occasione d’oro gli arriva interessandosi ad alcune speculazioni immobiliari in Sardegna, operazione che richiede il possesso di ingenti capitali da investire e che, non possedendo, fa di tutto per rimediarli, anche rinunciare all’amore e l’amicizia dei propri cari, se non alla propria dignità.

Analisi precisa e peculiare del momento vissuto col boom economico di allora, Il successo è un’opera mai abbastanza citata che merita la dovuta attenzione, grazie al suo modo di andare in fondo all’argomento trattato, sorretto da un Gassman “mattatore” come di consueto, contornato a dovere da nomi di gran classe. Perché, oltre a Trintignant e Aimée, nel film di Morassi (e Risi) è possibile trovare Gastone Moschin, Leopoldo Trieste, Umberto D’Orsi e Riccardo Garrone, più le garanzie Ettore Scola e Ruggero Maccari come autori del frizzante e calibrato script.

Accompagna il film ,nella sezione extra del disco, un documentario di trentasette minuti intitolato Ritratto di Vittorio Gassman, dedica ad un grande interprete della nostra cinematografia, qui ricordato da colleghi (Risi, Scola, Monicelli, Furio Scarpelli) e parenti (la figlia Paola Gassman).

Con La mortadella passiamo al 1971, quando, dopo anni di successi tutti italiani appartenenti alla tradizione del Belpaese, l’indimenticato Monicelli portò in scena il proprio punto di vista sulle contraddizioni a stelle strisce, parlando di una giovane napoletana di nome Maddalena (Sophia Loren), arrivata negli USA per sposare il proprio uomo immigrato da quelle parti, il rivoluzionario Michele (Gigi Proietti), ma bloccata alla dogana per via del dono portato dallo stivale tricolore: una mortadella.

Le autorità, infatti, non accettano l’insediamento di insaccati nella loro nazione e trattengono Maddalena in aeroporto, facendo esplodere uno scandalo a livello mediatico e alimentato dall’interesse del giornalista Jack Fennek (William Devane), il quale si rivela essere uno dei pochi dalla parte della povera donna, costretta a doversi scontrare con la rigidità morale degli Stati Uniti.

Produzione firmata Carlo Ponti, una pellicola che, nonostante gli anni passati, mostra ancora una certa freschezza nelle idee di fondo, sorrette da quell’acuto senso graffiante presente nell’umorismo di Monicelli, qui più arrabbiato che mai nel descrivere  le contraddizioni di uno scontro tra diverse culture, come quella italiana e quella americana.

A sostenere la riuscita dell’operazione, il contributo di una serie di collaboratori degni di nota, dalla vasta galleria di interpreti d.o.c. (oltre ai citati Loren, Proietti e Davane, anche Danny De Vito e Susan Sarandon in erba) ai colleghi di scrittura (Suso Cecchi d’Amico e, non accreditato, il Ring Lardner jr di M.A.S.H.); garantendo il divertente sguardo sarcastico di un autore che mai ha smesso di affascinare nel tempo.

Del trittico, però, Ballando ballando è l’opera più singolare, nostalgica co-produzione francese che fece proseliti anche all’estero (vinse tre Cesar, gli Oscar transalpini, tra cui quello per il miglior film e la migliore regia, premiata anche a Berlino, conquistandosi anche una nomination agli Academy Awards come miglior film straniero).

Un lungometraggio che attraversa quasi cinquant’anni di storia all’interno di una sala da balloche, dal 1936 al presente (il 1983, appunto), ha visto di tutto e di più, con variegati personaggi assurdi e legati al contesto sociale e politico del decennio di volta in volta inscenato, pronti ad esibirsi gioiosamente in una serie di significativi balli.

Una lezione eseguita per ritmo e immagini, un connubio tra acuto senso per la buona musica e inquadrature magnifiche, concretizzato da Scola utilizzando un punto di vista che fosse più internazionale possibile, affidandosi innanzitutto ad una piacevole colonna sonora ad opera di Vladimir Cosma e sfoggiando tutto il proprio amore nei confronti del cinema muto, omaggiato in toto durante questa sublime visione.

Cast di nomi stranieri a riempire la sala di ballo del film, con gli unici volti italiani rappresentati da Francesco De Rosa (il Felice di Febbre da cavallo), Rossana Di Lorenzo (ricordata come moglie di Mario Brega in Vacanze di Natale) e una giovanissima Monica Scattini.

Galleria fotografica e ventitré minuti di intervista a Ettore Scola fanno da contenuti speciali.

 

Mirko Lomuscio