Il testimone invisibile: il regista e il cast incontrano la stampa romana

Giovedì 6 Dicembre 2018 il regista Stefano Mordini e il cast del suo ultimo lungometraggio, Il testimone invisibile, hanno incontrato la stampa romana, approfondendo il discorso sul thriller in uscita nelle sale italiane il 13 Dicembre.

Insieme a Mordini, presenti all’incontro sono stati Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio e Maria Paiata. La storia messa in scena – realizzata in sei settimane di ripresa – è quella del giovane imprenditore Adriano Doria (Scamarcio), il quale, risvegliatosi misteriosamente in una camera d’albergo vicino al cadavere della sua amante (Leone), ingaggia lo stimato avvocato Virginia Ferrara (Paiata), al fine di ricostruire i fatti, in un intricato intreccio di eventi che vedono anche la misteriosa sparizione di un ragazzo di un piccolo paesino sulle Dolomiti.

Il regista per primo si è focalizzato sulla scrittura stessa dell’intero lavoro, analizzandone la struttura e gli stessi personaggi, freddi, rigidi, studiati fin nel minimo dettaglio, nella cui costruzione non vi è nulla di improvvisato.

In seguito, quindi, la parola a Scamarcio, che ha interpretato il ruolo del protagonista, definito “un personaggio in balia di se stesso che si trova intrappolato in angusti schemi prestabiliti”. Un lavoro complesso, ma, allo stesso tempo, divertente, cosa che è accaduta anche pochi anni fa con Pericle il nero, per la regia dello stesso Mordini.

Miriam Leone, nel ruolo dell’amante del protagonista misteriosamente uccisa, fin da subito si è detta felice e onorata di lavorare con il regista e l’intero cast. La bellezza dell’interpretare il suo personaggio è riscontrabile soprattutto nel dover scomporre la complessa personalità dello stesso. A tal proposito, il regista pare sia stato molto paziente e attento nel suggerire a tutti, di volta in volta, parole e movimenti.

Tommaso Garri, il personaggio interpretato da Fabrizio Bentivoglio (padre del ragazzo scomparso), a detta dello stesso interprete è un uomo coraggioso, messo suo malgrado nella condizione di ricostruire da solo una possibile verità sulla scomparsa di suo figlio. Più che di vendetta, si parla, secondo Bentivoglio, di “un’autosufficienza nel farsi giustizia”.

Stesso discorso vale per il personaggio di Maria Paiata, “antipatica a tutti i costi”, nonché portatrice di una necessaria energia nella storia, funzionale alla ricerca della verità. Secondo Paiata, questo è uno dei ruoli più importanti che le si siano presentati e la stessa è stata aiutata anche dalla sua pregressa esperienza teatrale. Stefano Mordini, dal canto proprio, ha saputo perfettamente individuare questa sua esperienza nel teatro e ha approfittato di ciò per aiutarla a lavorare sul personaggio.

Il film – ha affermato Mordini – è un film in cui tutti i personaggi sono pronti a tutto pur di ottenere i propri scopi. Dai genitori del ragazzo scomparso, che si mettono fortemente a rischio per avere almeno il corpo del loro figlio, fino allo stesso Adriano Doria, con il solo desiderio di salvarsi, ma che, alla fine, rinuncia ad assumersi le proprie responsabilità lasciando che sia il fato a fare tutto il “gioco sporco”. Lo ha confermato anche Riccardo Scamarcio, dicendo di essersi ispirato, per la preparazione di questo suo ruolo, a grandi film del passato, come Chinatown di Roman Polanski o La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock.

La complessità del lavoro svolto e la difficoltà dell’entrare nei personaggi è stata confermata anche da Miriam Leone, la quale ha ammesso la sensazione del sentirsi “sempre su un filo”, rischiando, di volta in volta, di esagerare, in un senso o nell’altro. La stessa ha individuato addirittura tre versioni della verità, confermando che l’esempio de La donna che visse due volte è uno dei più significativi a rendere l’idea di come l’intero lavoro sia stato strutturato.

Rispondendo alle domande della stampa, Scamarcio ha poi parlato del suo rapporto con il genere noir, genere da lui particolarmente prediletto, collegandosi anche al suo lavoro nel già citato Pericle il nero, reso possibile anche e soprattutto grazie alla fiducia instauratasi con il regista e l’intera troupe.

Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: trattandosi del remake di un film spagnolo, la cosa strana è che non vi siano riferimenti al prototipo neppure nel pressbook. A tal proposito, lo stesso Mordini ha affermato di essersi ispirato soprattutto a una messa in scena americana, cercando di dimenticare in parte il precedente lavoro iberico. Sulla mancanza delle citazioni all’interno del pressbook, invece, nessuna parola.

Allo stesso tempo, l’idea del remake è stata proprio della produzione, cercando di lavorare sull’originale e dando alla storia un respiro tutto italiano. Mordini stesso ha affermato di avere sempre tenuto presente il precedente lungometraggio spagnolo, tentando, a sua volta, di enfatizzare e spettacolarizzare alcuni aspetti della vicenda, come le scene in albergo e le componenti noir, per un lavoro di grande rispetto e di grande umiltà, oltre a un confronto stimolante con un lavoro già di per sé di successo.

 

Marina Pavido