“Il veleno dell’Ippocampo”: Roma, memoria e oscurità

Nel romanzo di Simone Clementi la città diventa un’entità viva, il passato un maestro severo e l’indagine un viaggio dentro la psiche. L’autore spiega come equilibrio emotivo, documentazione accurata e simbolismo guidino la costruzione di un noir umano, intenso e profondamente contemporaneo.

«Il veleno dell’Ippocampo» è un noir che affonda profondamente nell’interiorità dei suoi personaggi. Qual è stata la tua priorità: la trama investigativa o la dimensione emotiva?

Trama investigativa e dimensione emotiva vanno quasi di pari passo, ma mentre la prima è una serie di azioni dettate dalla logica per arrivare a risolvere il caso, la seconda è fatta di emozioni, sensazioni e disturbi che l’uomo prova nel corso della sua vita o in questo caso nella durata del romanzo. Cerco di dare importanza ad entrambi perché se manca una cade l’intero progetto. Devo ammettere che la dimensione emotiva scatena in me sensazioni diverse quando mi trovo a scrivere. Dipende dal fatto che, come dicevo prima, in quelle dimensioni ritrovo alcune emozioni o sentimenti, mentre nella trama investigativa non essendo un poliziotto, vado di intuito e mi nutro delle ricerche e delle informazioni che ho cercato. Forse per un poliziotto o un ex poliziotto, leggendo il mio romanzo, è il contrario.

Nel romanzo il dolore diventa un motore narrativo. Quanto ritieni che la sofferenza, personale o osservata, possa diventare materia letteraria potente?

Nei romanzi che scrivo e che leggo: Gialli, thriller, noir, c’è un crimine. Questo crimine è commesso da qualcuno e inevitabilmente qualcun altro soffre. Se scendiamo poi nello specifico, nelle storie che scrivo io, cerco di inserire la sofferenza anche nel criminale che compie azioni malvagie. Come vedi la sofferenza e il dolore sono quasi la benzina che muove le mie storie. Diciamo che la miscela che alimenta tutto questo non è fatta solo della sofferenza e del dolore osservato o immaginato, ma ha un grande percentuale. Il noir per me è un mezzo, la vetrina perfetta per evidenziare come le persone reagiscono alla società moderna e ai suoi inevitabili cambiamenti. Quello che vedo e soprattutto quando ci sono frustrazioni, è lì che il mio sesto senso si attiva e inizia a elaborare le storie. Il mio intento è quello di portare il lettore a riflettere, in una dimensione più leggera come la lettura, per poi convincerlo ad affrontare ed elaborare il dolore e la sofferenza.

La figura dell’assassino è costruita con una logica che il lettore comprende solo gradualmente. Qual era la sfida principale nel mantenere sospesa la sua identità?

Costruire un cattivo è già di per sé una grande sfida. In ogni storia, ci affezioniamo al buono ma è del cattivo che ci ricordiamo. Per me che ho imparato dai grandi maestri nel creare dei cattivi più umani possibili, la sfida è ancora più grande. Ogni parola e ogni virgola che viene inserita nei capitoli che lo riguardano era una grande sfida. Mi piace giocare con il lettore, ho inserito degli indizi per far capire prima della fine la sua identità, ma sono inserite in mezzo a false piste. Questo è stato molto bello ma era un terreno delicato, come camminare sulle uova.  tra i lettori che lo hanno già letto infatti, c’è chi mi ha scritto di averlo capito quasi subito e chi fino alla fine era convinto fosse un altro personaggio. Il lettore di gialli e noir è un lettore logico che indaga insieme al commissario, giocarci insieme è una delle parti più divertenti secondo me. Per questo studio sempre nuovi modi di indagare, faccio molte ricerche e non mi fermo mai nel cercare nuove informazioni.

Il tema della memoria attraversa tutto il libro: memoria dei traumi, dei legami familiari, della città. Qual è, per te, il rapporto più importante tra memoria e identità?

L’identità di una persona è nella maggior parte delle volte, formata dalla memoria. Se ci pensiamo bene, noi siamo in età adulta, il risultato di quello che vediamo e sentiamo nei primi 5 o 10 anni di vita. Poi c’è chi trasforma la memoria in una prigione piena di blocchi mentali e abitudini sbagliate e quindi inquina il suo presente e c’è invece chi ne fa una risorsa importante per apprendere vitali insegnamenti per il proprio presente e futuro. La stessa cosa, con le dovute differenze, la possiamo trasportare nella città in quanto essere vivo proprio come noi. La città e viva perché noi la viviamo e la rendiamo tale. Se partiamo da questa base, possiamo facilmente intuire le fondamenta che costruiscono la maggior parte dei personaggi noir. Tutto è scelto in maniera molto ponderata e studiata. Almeno nei miei romanzi è così. Nel veleno dell’Ippocampo, ogni cosa è stata studiata per rendere quella che è poi la storia che i lettori tengono in questo momento tra le mani. In un romanzo, specie nei gialli e nei noir dove la realtà è rappresentata in maniera fedele, la memoria e l’identità dei personaggi hanno un peso enorme e definiscono la direzione della trama.

Nel panorama del noir contemporaneo, molti autori cercano di andare oltre la semplice indagine. In che modo pensi che il tuo romanzo superi i confini del genere?

Quando durante la stesura di un romanzo come il mio, cerchi di dare importanza ai traumi, le esperienze famigliari e i problemi psicologici dei personaggi, è lì che il classico noir si veste di nuovi indumenti. Ho cercato di scrivere un romanzo per tutti, pur scrivendo un romanzo di genere che ovviamente attirerà soprattutto i lettori di noir e gialli. Ci sono dei lettori che hanno acquistato il mio romanzo perché mi conoscevano ma non sono divoratori di thriller e noir, eppure mi hanno scritto definendo il mio romanzo bello e coinvolgente. Questo mi riempie di orgoglio e mi spinge a scrivere sempre di più. Quando ricevo complimenti da persone che non amano il genere che scrivo, sento di aver scritto un romanzo di genere ma che è in grado di abbracciare un po’ tutti.

Quali sono i tuoi progetti futuri come scrittore? C’è un argomento o un’emozione che senti urgente da esplorare prossimamente?

Sto continuando a scrivere, seguendo la tabella di marcia che ho definito mentre mettevo ordine alle idee appuntate un po’ ovunque. Mi interessa e mi stimola la mente umana e come essa condiziona la nostra società. Voglio dare spazio proprio a quegli angoli bui che tutti ignorano nelle nostre città. È lì che ci sono le persone e le emozioni che più attirano la mia mente e il mio sesto senso. Sto scrivendo in questo momento un giallo, apparentemente un classico giallo, ma con sfumature molto noir. Un romanzo breve dove presenterò un mio piccolo personaggio seriale e un ulteriore veste di Roma. Ma il mio tour non si fermerà alla Capitale, attraverso i miei romanzi, ho in mente di portare i lettori un po’ ovunque in Italia e all’estero. Posso anticipare che nel mio prossimo romanzo l’assassinio non è alimentato da ragioni e ideali personali, ma da logiche molto più fredde e calcolatrici.  

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