C’è gente che passa la vita a parlare degli altri…non per comprenderli, non per proteggerli, non per dire una verità necessaria.
Lo fa per demolirli. Con il sorriso sulle labbra, fingendo preoccupazione, con il solito: “Te lo dico perché ti voglio bene”. Con quella vigliaccheria elegante di chi non ha il coraggio di affrontare una persona e preferisce costruirne la condanna quando non è presente. E credono che le parole finiscano lì.
Non finiscono lì. Ogni parola porta con sè un’intenzione. E ogni intenzione lascia una traccia. Nell’ottica energetica, le cattive intenzioni, contribuiscono prima di tutto a costruire il campo interiore di chi le produce. Si può sputare veleno contro qualcuno per mesi, per anni. Si può insinuare, manipolare, ridicolizzare, giudicare, seminare sospetti.
Ma il veleno ha una caratteristica terribile:non rimane mai soltanto nella bocca di chi lo pronuncia. Entra nei pensieri, diventa abitudine, diventa sguardo, diventa modo di interpretare il mondo. E lentamente trasforma chi lo produce.
La parte più inquietante è un’altra, però: alcune persone arrivano ad avere bisogno di una vittima; hanno bisogno di qualcuno da giudicare per sentirsi migliori, di qualcuno da umiliare per sentirsi più forti, di qualcuno da demolire per non essere costrette a guardare ciò che dentro di loro è già crollato.
Perchè è molto più semplice sezionare la vita degli altri che avere il coraggio di fare l’autopsia della propria. E allora si parla, si racconta, si inventa, si insinua, si distorce, convinti di stare distruggendo qualcuno, quando, in realtà, ogni volta che si avvelena la vita degli altri si sta rivelando qualcosa della propria.
Le parole hanno una frequenza e non raccontano soltanto chi viene nominato. Raccontano soprattutto chi le pronuncia. Si può perdere un’amicizia. Si può perdere una persona, un’occasione…ma non c’è nulla di più misero che perdere la propria dignità nel tentativo di demolire quella di qualcun altro. Perché esiste una forma di giustizia che non ha bisogno di vendetta: lasciare che ognuno rimanga dentro l’energia che ha scelto di produrre.
Prima o poi l’energia diventa un’abitudine. L’abitudine diventa un carattere.Il carattere diventa una vita. E la vita diventa la casa che ciascuno si è costruito. Per questo il veleno va maneggiato con attenzione. Perchè non sempre raggiunge la persona contro cui viene scagliato.A volte ritorna. E trova la porta già aperta.Il veleno ha una frequenza…e chi passa la vita a produrlo, prima o poi, finisce per viverci dentro.
Carmen Cascone
Diritti d’autore (L.633/1941)