Il venerabile W.: le radici dell’odio

Avvolti in lunghe strisce arancioni, i buddhisti, secondo l’immaginario collettivo, sono i rappresentanti di una delle religioni più pacifiche al mondo.

Nel Myanmar (l’ex Birmania), il Paese simbolo del Buddhismo, c’è un maestro buddhista, Wirathu, che predica “la protezione della razza e della religione” e, da anni, ha favorito un vero sterminio etnico contro i Rohingya, la minoranza musulmana. Il regista candidato al Premio Oscar Barbet Schroeder (Barfly – Moscone da bar, Il mistero Von Bulow) racconta l’ascesa di Wirathu nel documentario Il venerabile W..

Attraverso filmati casalinghi e interviste, il cineasta testimonia una storia di orrori, di una violenza inaudita e disumana celata dietro il sorriso e le movenze pacifiste dei buddhisti. Wirathu, infatti, ha fomentato l’odio dei suoi seguaci nei confronti dei Rohingya, la minoranza povera di fede musulmana, in quanto minaccia per la sopravvivenza della religione buddhista.

Gli scontri sanguinosi dal 2001 al 2017 nei vari villaggi e città birmane hanno portato alla fuga di quasi un milione di persone.

Tutto questo in una paese, la Birmania, in cui il 90% della popolazione è buddhista e professa la necessità di amare tutti gli esseri, oltre alla certezza che dalla violenza non possa nascere che altra violenza. Il regista, allora, si chiede come una filosofia così pacifista e tollerante come il Buddhismo, da lui stesso praticata, possa provocare tali degenerazioni nell’animo umano.

Il documentario di Schroeder è crudo e doloroso, spaventoso ma, allo stesso tempo, necessario, perché dimostra come il seme dell’odio facilmente s’insinui ovunque e cresca, propagandosi molto più velocemente di qualsiasi forma di amore o di religione.

Poca attenzione viene data sia al ruolo dei militari, sia a quello di Aung San Suu Kyi: entrambi appena accennati nei loro rispettivi ruoli compiacenti della situazione in atto.

Il venerabile W. è un documentario necessario e cruento sia per molti fotogrammi, sia per il messaggio: gli orrori della storia si ripetono e si perpetuano, se ieri erano i nazisti, oggi sono i birmani. Domani chissà…

 

 

Anastasia Mazzia