
Imprinting Art&Wine e VoiceWise, celebrano il Giubileo 2025 sulla Terrazza Bernini: opere di David Phoenix e cantine laziali in un evento pieno di pubblico.
Roma, 29 novembre, Terrazza Bernini dell’Hotel Bristol. Se cerchi una definizione secca, te la do: l’evento Imprinting Art&Wine e VoiceWise, è stato un successo pieno. Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla parola “successo”, perché non è andata in scena solo una serata ben riuscita. È andato in scena un modo di stare insieme che somiglia al futuro che vorremmo: più empatico, più curioso, più bello senza chiedere permesso.
Dalle 15 fino a fine a tarde sera, la terrazza ha avuto un respiro continuo. Non il classico pienone iniziale e poi il vuoto, ma un flusso costante di persone che entravano, si fermavano, ascoltavano, assaggiavano, guardavano, parlavano. Amanti dell’arte e dell’enogastronomia, sì, ma anche gente comune con quella fame gentile di esperienze vere. Il pubblico si muoveva tra le opere e i calici come dentro un salotto aperto, senza barriere emotive. E questo, oggi, è già una piccola rivoluzione.
La Terrazza Bernini non è stata solo una cornice elegante. È stata parte dell’opera. Stare sopra Piazza Barberini, con Roma che si distende sotto le luci del pomeriggio e poi della sera, ti mette addosso una sensazione strana e bella: ti senti dentro la città e, allo stesso tempo, un passo sopra il rumore che di solito ti mangia i pensieri. L’aria di novembre, la vista ampia, gli spazi fluidi, hanno favorito l’incontro vero. Nessuno si è sentito schiacciato, nessuno ha avuto fretta. La bellezza del luogo ha fatto quello che deve fare la bellezza: creare silenzio dentro, non solo attorno.

In questo clima David Phoenix, fondatore della Fondazione David Phoenix, ai nostri microfoni non ha raccontato Imprinting come un prodotto da vendere. L’ha raccontata come una necessità umana.

Lo si sente dal modo in cui sceglie le parole, come se stesse parlando a casa sua, con le persiane aperte:
«Imprinting è nata come manifestazione della bellezza a 360° di tutto ciò che è creato per arricchire la nostra anima, il nostro corpo, la nostra mente di buone sensazioni».
Qui c’è già tutto. La bellezza non come vetrina, ma come nutrimento. Non un oggetto da guardare, ma una forza che ti raddrizza la schiena.
Phoenix ha insistito su un punto che ieri si respirava davvero: il connubio.
«Il connubio tra i prodotti, che sono prodotti, ma in realtà sono parti artistiche legate alla creazione, alla volontà dell’uomo di piacere… insieme a un piacere più mentale dell’osservazione». Non c’è distanza tra il vino e l’arte, tra il gusto e la visione. Sono due modi diversi di toccare lo stesso posto interiore. E Imprinting nasce proprio per questo: per farli incontrare senza gerarchie, senza snobismi.
Quando abbiamo chiesto all’artista di spiegare la sua arte, lui non si è rifugiato in parole difficili. È stato chiaro, quasi tenero:
«È un’arte emotiva, emozionale, che ci porta verso un connubio tra colori e vibrazioni. La finalità di ogni singola opera è suscitare un’emozione che aiuti ognuno di noi a trovare la propria universalità».
Le sue tele, dal vivo, facevano esattamente quello. Non ti chiedevano di essere “capite”. Ti chiedevano solo di restare un attimo. E in quel restare, succedeva qualcosa. Ti sentivi chiamato. Non a comprare un quadro, ma a riaccendere una parte di te.
Il passaggio più forte, però, è stato quello sul colore come scelta civile, non solo estetica. Phoenix lo ha detto con una semplicità che spacca il rumore dei tempi:
«In un mondo sempre più legato alle sfumature di grigio, la mancanza di colore è anche mancanza di empatia. Il mio contributo è arricchire un po’ più di colore».
Questa frase è diventata atmosfera. La terrazza era realmente un salotto colorato. Non solo per le opere, ma per la qualità umana che si muoveva intorno ad esse. Era come se quel colore fosse passato dalle tele agli sguardi.
Poi sono arrivati Marco Sargentini, ideatore dell’evento e cofondatore della Fondazione, e Roberta Marchese Ragona, ideatrice con lui del progetto.

Anche Marco ai nostri microfoni ha parlato senza maschere, raccontando l’origine di Imprinting come si racconta una cosa che si ama perché ti ha cambiato la vita
«È un evento che nasce davanti a molti bicchieri di vino a Bolzano… insieme ad altri amanti delle occasioni gaudenti abbiamo deciso di provare a fare qualcosa di nuovo».
Non c’è niente di più serio di un’idea che nasce da un tavolo vero, tra amici, mentre la passione prende forma. Da lì nasce qualcosa che poi resta autentico anche quando cresce.
Marco ha definito Imprinting per quello che è: un crossover, un incontro di mondi che hanno la stessa radice.
«Unisce il mondo dell’arte attraverso le opere di David Phoenix e la sua fondazione… e il mondo del vino, che è il mondo nel quale vivo e lavoro giornalmente».
L’arte come lingua del cuore, il vino come lingua della terra. Insieme non fanno somma: fanno amplificazione.
E poi il territorio. Non un territorio “annunciato”, ma portato davvero dentro Roma.
«È un evento al centro di Roma prenatalizio che vuole unire, grazie alla Regione Lazio e all’Arsial, chi ama il vino e chi ama l’arte… abbiamo visto gente dei Castelli, aziende locali, per cui anche la valorizzazione del territorio laziale».
Qui Imprinting diventa anche gesto politico, nel senso bello della parola: dare voce a chi lavora bene, dare spazio alle radici.
La selezione delle aziende lo dimostra. Marco lo ha spiegato con orgoglio e precisione:
«Abbiamo voluto toccare tutte le zone enologiche del Lazio dal Viterbese fino ai Castelli, scendendo giù fino alla Ciociaria… unendo la parte gastronomica, la parte enologica, ma anche la parte dell’olio».
Non è stato un elenco messo lì. È stata una mappa emotiva del Lazio. E infatti i calici raccontavano storie diverse tra queste ma non sono tutte: Colle de Conti, Tenuta Iacoangeli, Cantine Silvestri, Cantine Terre del Veio, Tenuta Ronci di Nepi. Ognuno con un carattere distinto, tutti con la stessa dignità.

Accanto, l’Essenziale dell’Arte Bianca con le sue delizie ha fatto da ponte tra profumo e gusto, con quella semplicità alta che non fa scena ma resta in bocca.
Quando gli abbiamo chiesto dei numeri, lui ha sorriso come uno che vede già la festa prendere il largo.
«Siamo già circa 150 persone… puntiamo tra le 200 e le 300 unità».
E i numeri erano veri, si vedevano nei passi, negli sguardi, nei tavoli dove la gente non si limitava ad assaggiare ma restava a parlare. Perché, come ha detto Marco,
«si beve vino e si vede arte per accrescere lo spirito umano».
Una frase breve, ma potente. È il senso ultimo del Giubileo tradotto in un gesto contemporaneo: ritrovare umanità.

Dietro tutto questo, un’organizzazione impeccabile. La Fondazione David Phoenix ETS ha dato la visione, gli sponsor hanno sostenuto con concretezza, Regione Lazio e ARSIAL hanno creduto nel progetto. E la macchina operativa ha lavorato con quella precisione invisibile che rende tutto naturale. Quando l’organizzazione è perfetta, non la noti: noti solo il piacere di esserci. Ieri era così.

In mezzo a questo percorso, li in bella mostra anche il libro “Dentro ognuno di noi – Un viaggio nell’arte di vivere” un opera recente e ricchissima che ha impreziosito la serata. Perché la serata parlava proprio di questo: di ciò che abbiamo dentro, e di come possiamo tirar fuori luce, gusto, coraggio.
La Marchesa Alessia Ferro e l’ingegner Fabio Pellini di VoiceWise, ospiti illustri, con la loro presenza e i loro interventi hanno aggiunto alla serata una nota di prestigio e visione, come un sigillo elegante sul senso profondo dell’evento.
Imprinting Art&Wine ha lasciato un’impronta vera. Non soltanto nei ricordi di chi c’era, ma in una Roma che ha bisogno di eventi così: belli, inclusivi, senza cinismo, capaci di parlare di rinascita senza pronunciare la parola mille volte. Ieri la rinascita era nei colori, nei calici, nelle strette di mano, nella tua voce che raccoglieva pensieri dal vivo. E quando una serata riesce a fare questo, non finisce davvero alle “ore tot”. Finisce dopo, dentro chi la porta a casa.
E già si guarda avanti. Marco lo ha detto quasi come uno spoiler felice: il 9 gennaio Imprinting tornerà alla Garbatella, accanto al Teatro Garbatella, con jazz e opere di Phoenix. Segno che non era una meteora, ma parte di un percorso.
Ieri Roma ha avuto una terrazza che sembrava un cuore acceso. E se il Giubileo è un invito a rimettere in moto speranza e umanità, allora sì: Imprinting Art&Wine ci è riuscito. Con grazia, con sostanza, con colore.





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