In blu-ray arriva dalla Corea A taxi driver, diretto da Jang Hoon e interpretato da Song Kang-ho

Almeno da oltre un decennio, il cinema coreano ha dimostrato di vivere un momento florido della sua storia. Si era partiti all’inizio del XXI secolo con l’avvento di Kim Ki-duk, per poi proseguire con l’arrivo di altri affiliati quali Park Chan-wook (regista di Old boy) e Kim Jee-woon (autore di Two sisters e Il buono, il matto, il cattivo), senza contare il recentissimo trionfo a Cannes di Parasite di Bong Joon Ho.

Meno conosciuto, altro nome che si è fatto strada è quello di Jang Hoon, il quale, dopo aver realizzato nel 2010 il drammatico The secret reunion, ha portato nel 2017 sui grandi schermi l’ambizioso A taxi driver, che si basa su un determinato periodo storico della Corea.

Utilizzando per protagonista il fidato Song Kang-ho (attore caro anche ai citati Kim Jee-woon e Bong Joon Ho), Jang Hoon punta lo sguardo verso il 1980, periodo in cui il suo paese fu nel mezzo di una rivolta popolare contro la dittatura militare che imperava costantemente, e decide di costruire sul clima di tensione che aleggiava allora un titolo dall’andamento atipico, giustamente in cerca di originalità.

La storia è quella del taxista di Seul Kim (Kang-ho), un vedovo con figlia che vive indebitato nella sua modesta casa; in cerca di un’occasione per guadagnare più di quanto gli porti in tasca il suo lavoro, ben presto viene a sapere che un reporter straniero di nome Peter (Thomas Kretschmann) è in cerca di un taxi che lo conduca a Gwangju, luogo dove la protesta nazionale è in pieno vigore.

In questo lungo viaggio Kim, da piccola personalità attratta solo dal denaro quale era, fa la conoscenza di beni ben più importanti, molto cari al futuro del suo paese e della gente che lotta per la libertà, appoggiando così una causa che vale della propria esistenza e quella dei suoi cari.

Con una iniziale narrazione che aleggia tra il dramma e la leggerezza, A taxi driver è un film toccante per la maniera in cui inscena la sua forma di denuncia nei riguardi di una pagina nera della Corea, appoggiando sulle spalle di un protagonista emblematico e determinante, un carattere che si trasforma insieme all’approccio narrativo utilizzato dal regista Jang Hoon e che varia con doverosa costanza, senza scavalcare una linea di confine creativa troppo eccessiva.

Grazie a A taxi driver si riesce ad assistere ad una visione che miscela serietà e frivolezza con arguzia, un’ulteriore conferma di come la Settima arte coreana stia dimostrando di quali risorse disponga nell’ambito narrativo, senza lesinare in coraggio e commistioni di elementi di ogni genere (qui si parla di dramma e commedia mostrati sullo stesso piano, con una punta di azione forsennata in alcuni momenti).

Quello di Jang Hoon è un titolo universale che, in quanto tale, parla a tutto il mondo e approccia anche all’utilizzo di un cast internazionale (la presenza del Kretschmann di Dracula 3D e Avengers: age of Ultron la dice lunga), consentendo di venire a conoscenza di un evento storico conosciuto poco in Occidente, e in tutto il suo drammatico orrore.

Edito in blu-ray da CG Entertainment (www.cgentertainment.it).

 

 

Mirko Lomuscio