In blu-ray Combat shock, il cult underground anni Ottanta

Esordio registico per il Buddy Giovinazzo che, prima di dedicarsi quasi esclusivamente al piccolo schermo, ha diretto nel 1996 il Libertà vigilata interpretato da Tim Roth, approda finalmente nel mercato dell’home video tricolore – ma in versione originale sottotitolata in italiano – Combat shock, inserito da Digitmovies nella crescente collana Tromaland.

Perché, illudendo gli spettatori di andare a vedere al cinema una pellicola bellica sul modello delle allora in voga avventure rambiane, fu la label di Lloyd Kaufman specializzata in trash ad acquistare e distribuire a suo tempo questa produzione a basso costo che, datata 1984, era in realtà nata con il titolo American nightmare.

Del resto, la locandina stessa spingerebbe a pensare erroneamente ad un’operazione a base di spettacolari sequenze d’azione; mentre la tematica della guerra riguarda, in realtà, soltanto il passato del protagonista: Frankie Dunlan, disoccupato reduce del conflitto in Vietnam cui concede lodevolmente anima e corpo Ricky Giovinazzo, fratello musicista del regista, qui alla sua unica prova d’attore.

Non a caso, porta la sua firma anche la variegata e ossessiva colonna sonora di questa oltre ora e mezza di visione che, tempestata di crudi flashback relativi proprio ai trascorsi vietnamiti di Frankie, s’immerge in una degradata America dove il giovane vive in uno squallido appartamento insieme alla moglie Cathy alias Veronica Stork e al loro figlio, neonato deforme a causa dell’Agente Orange respirato dal padre.

Neonato che non può fare a meno di richiamare alla memoria il mostruoso pargolo visto nel 1977 nell’allucinato Eraserhead – la mente che cancella di David Lynch; man mano che, in cerca di un lavoro e prossimo allo sfratto, Dunlan, evidente discendente cinematografico underground del Travis Bickle incarnato da Robert De Niro nello scorsesiano Taxi driver, vaga per la città dividendosi tra interminabili file presso l’ufficio di collocamento e colloqui con assistenti sociali.

Città talmente poco rassicurante e pulita che, popolata da tossicodipendenti, delinquenti dediti alla riscossione di crediti e sfruttatori di prostitute bambine, trascina irrimediabilmente Combat shock nel tanto sporco quanto affascinante (solo nella finzione, intendiamoci) universo della Settima arte in cui rientrano anche i precedenti The driller killer di Abel Ferrara, Basket case di Frank Henenlotter, Maniac di William Lustig e i successivi Henry – Pioggia di sangue di John McNaughton e Street trash – Horror in Bowery street di Jim Muro.

Una Settima arte incentrata sui reietti a stelle e strisce, dunque, che, in questo caso atta ad essere rappresentata da una lenta e progressiva discesa nella follia destinata a sfociare nella conclusiva esplosione di violenza, anziché rientrare a pieno titolo nel genere horror (come potrebbe suggerire l’abbondanza di liquido rosso che offre) deve obbligatoriamente essere classificata nell’ambito dei drammi a sfondo sociale interessati a mostrare in tutto il loro realismo gli orrori della povertà.

Un elaborato in fotogrammi non poco atipico, se pensiamo al suo accentuato pessimismo e alla totale assenza d’ironia nonostante sia stato concepito nel periodo tanto colorato, ricco e ottimista degli anni Ottanta, quando non si parlava altro che di american dream.

Tre video musicali, una breve clip in cui viene mostrato come oggi abbiano cambiato aspetto gli esterni dove venne girato il film, ventotto minuti di featurette in cui prendono la parola, tra gli altri, il Richard Stanley autore di Hardware, il cineasta indipendente Jim Van Bebber, lo Scott Spiegel che ci ha regalato lo splatterissimo slasher Intruder e i sopra menzionati Lustig e McNaughton, cinque cortometraggi di Buddy Giovinazzo e ventuno di interviste che, oltre a quest’ultimo, vedono coinvolti anche il citato fratello e il tedesco Jörg Buttgereit, artefice del dittico Nekromantik, accompagnano Combat shock nella ricca sezione extra del disco.

Un sottovalutato cult da riscoprire!

 

 

Francesco Lomuscio