Considerando il notevole successo riscosso da Lo chiamavano Trinità…, nel 1970 si consolidò la certezza che una nuova coppia comica era nata per il grande pubblico e, da lì in poi, i nomi Bud Spencer e Terence Hill (all’anagrafe Carlo Pedersoli e Mario Girotti) divennero una costante dei film divertenti a base di scazzottate demenziali (nonostante insieme fossero stati già protagonisti di alcuni western “seriosi”).

Ed è così che la leggenda ebbe inizio, sebbene allora, quando si pensò di dare un seguito a quel fagioli western (nomignolo coniato in beffa dello spaghetti western, che parodiava), nessuno immaginava che tale gloria si sarebbe gonfiata ancor di più con …continuavano a chiamarlo Trinità, datato 1971 e ancora oggi uno dei maggiori incassi del cinema italiano, capace di tallonare titoli come i recenti fasti di Checco Zalone.

Diretto come il precedente da E.B. Clucher (al secolo Enzo Barboni), ovvero colui che inventò questa formula di botte e risate, è un sequel che parte da dove eravamo rimasti, con i due protagonisti fratelli non per la pelle, pronti a rimettersi volentieri nei guai. Inoltre, qui vi è modo di assistere ad un loro personale quadretto familiare insieme alla madre battona interpretata da Jessica Dublin (vista poi nei capitoli due e tre della saga horror trash The toxic avenger, anche lì nel ruolo di mamma del protagonista) e al padre perditempo ricoperto da Harry Carey jr. (caratterista del cinema western americano, presente nei film di John Ford come anche in Ritorno al futuro parte III).

Vagando nelle lande del selvaggio West, Trinità (Hill) e Bambino (Spencer) si ritrovano sotto il tetto di casa per il bene dei genitori, che li vorrebbero vedere sistemati; ma nel loro caso ciò significherebbe divenire dei famosi e temuti criminali. I due ce la mettono tutta, però, tra rapine malriuscite e qualche disavventura di troppo, si ritrovaono contro veri e propri personaggi poco benevoli che intendono dargli il benservito senza sapere evidentemente con chi hanno a che fare.

Titoli come …continuavano a chiamarlo Trinità non hanno bisogno di alcuna presentazione, perché gran parte di noi sa di cosa si sta parlando e delle sue capacità di strappare risate. La formula vincente creata da Clucher nel primo film qui si amplifica, trasformando quella che sembrava essere una continuazione immediata per esigenze di successo in una riuscita operazione che, a tutti gli effetti, risulta anche migliore del capostipite.

Una partita a poker con sfida a suon di schiaffi in un saloon tra Hill e il famoso Wildcat Hendricks (interpretato da Antonio Monteselsan), la ricca mangiata dei due protagonisti in un ristorante di lusso (che John Landis citò poi nove anni più tardi in The blues brothers) e la delirante zuffa finale tra frati che riservano saggezza rappresentano solo alcuni dei momenti memorabili dell’insieme, con tanto di cattivi di turno e un bottino da recuperare in una rincorsa che diventa una vera e propria partita di rugby.

…continuavano a chiamarlo Trinità è il titolo che maggiormente ha saputo trasportare Hill e Spencer nell’empireo cinematografico, perfezionando la loro alchimia di coppia che sarebbe durata parecchi anni ancora.

Edito in blu-ray da Mustang Entertainment, viene presentato in versione integrale western version e provvisto di extra come sette minuti di incontro con Bud Spencer, nove con Terence Hill, quindici con Giacomo Di Nicolò e ventuno con Marcello Gagliani Caputo, più una clip in tedesco da pellicola 16mm e sei trailer (uno italiano, uno americano, uno inglese, uno francese e due tedeschi).

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