Autore che dell’indipendenza ne ha sempre fatto un punto forte della sua filosofia registica, quello di Jim Jarmusch è un nome che non ha alcun bisogno di presentazioni per gli amanti della Settima arte, considerati il suo seguito e la sua carriera che va avanti da decenni, portavoce di un pensiero filmico che guarda ai personaggi come punto cardine di ogni trama che si rispetti.

Citato spesso per opere del calibro di Daunbailò, Mistery Train – Martedì notte a Memphis e Dead man, nel 2025 ha ricevuto un’ulteriore consacrazione grazie al Leone d’oro ottenuto alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con Father mother sister brother, incentrato su famiglie e rapporti all’interno di nuclei parentali, dove passati burrascosi o interazioni mai abbastanza esposte sono all’ordine del giorno, tra una visita e l’altra.

Diviso in tre episodi, il film si costruisce attraverso questi segmenti e i suoi protagonisti, ognuno di essi emblema di un determinato pensiero esistenziale (a volte condiviso, a volte no), parte integrante di un vissuto sentito e ora rimpianto. Abbiamo i fratelli Jeff (Adam Driver) ed Emily (Mayim Bialik), in visita dal padre (Tom Waits) vedovo e solitario esiliato in una casa in mezzo alla campagna, il quale è sempre stato abbastanza scostante nei confronti dei figli nonostante questi ultimi siano perennemente pronti ad affrontare insieme a lui determinati argomenti. Poi vi sono le sorelle Timothea (Cate Blanchett) e Lilith (Vicky Krieps), che vanno al consueto incontro annuale per il tè con la madre (Charlotte Rampling), una scrittrice che ha sempre avuto rapporti confidenziali con le sue figlie, sebbene queste non abbiano mai chiarito con lei alcune questioni. Infine ecco i fratelli gemelli Skye (Indya Moore) e Billy (Luka Sabbat), i quali si ritrovano a Parigi dopo la morte dei propri genitori, rovistando tra le cose della propria casa e ricordando come la loro infanzia sia stata ben sostenuta da una madre e un padre che non hanno fatto mai mancare il proprio sentimento.

Contestato al suddetto Festival di Venezia per la premiazione massima ottenuta a fronte di opere che descrivevano il clima di tensione che si viveva in quel momento (i conflitti sionistici in quel di Israele), Father mother sister brother merita invece grande attenzione perché parla di confronti emotivi ed esistenziali riguardanti qualcosa che ci riguarda tutti: la famiglia.

I dissapori, quegli sguardi, i pensieri di qualsiasi personaggio portato in scena rappresentano l’andamento confidenziale che ognuno di noi vive nel quotidiano tra rapporti fraterni e genitoriali; e con una scrittura secca e non priva di umorismo Jarmusch riesce a concretizzare un lungometraggio ricco di sana letteratura tra le sue righe, accompagnandoci in queste reunion familiari come fossero veramente parte della nostra vita.

Ad aiutarlo in tutto ciò troviamo poi un cast amalgamato a dovere, da Driver a Bialik, fino alla Blanchett e alla Krieps, con in più i veterani Waits (ospite fisso del cinema di Jarmusch) e Rampling e i giovani Moore e Sabbat. Una carrellata di facce sì famose, ma rese il più comune possibile per le finalità artistiche di Father mother sister brother.

Edito in blu-ray grazie a Plaion Pictures e Lucky red, con il trailer quale contenuto speciale.

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