Autore polacco con alle spalle diversi titoli premiati in svariati festival, da La stanza dei suicidi a Corpus Christi, nel 2025 Jan Komasa è tornato a far parlare di sé portando in scena una vicenda controversa, ricca di sfaccettature malsane come anche di punti critici sul concetto di perbenismo moderno, messo al confronto con lo sbando di determinate esistenze che ormai popolano la società odierna: Good boy.
Produzione anglo-polacca guidata in tandem da Jerzy Skolimowski (regista di EO e Essential killing) e dal bertolucciano Jeremy Thomas (produttore premio Oscar per L’ultimo imperatore), un racconto che, ambientato in spazi ristretti, seguendo una certa struttura teatrale esponendo la mentalità di personaggi agli antipodi.
Personaggi come il piccolo criminale Tommy (Anson Boon) e il mite padre di famiglia Chris (Stephen Graham), i quali ben presto si troveranno ad incrociare i propri destini. Reso prigioniero, Tommy infatti si trova incatenato nella casa di Chris, legato ad un guinzaglio al collo che non gli permette di fuggire. Tale prigionia è finalizzata a dare una lezione al giovane, il cui carattere borioso e scapestrato deve sottostare ad una dura rieducazione. A rendersi partecipi della situazione sono anche la moglie di Chris, la silenziosa Kathryn (Andrea Risenborough), e il figlio Jonathan (Kit Rakusen), i quali fanno in modo che la presenza di una costante famiglia ricca di sani valori possa influire sul cambiamento di Tommy.
Testimone di tutto ciò, poi, la giovane governante Rina (Monika Frajczyk), obbligata a servire in casa per via della sua delicata situazione burocratica.

Incisivo lungometraggio che gestisce i già citati pochi spazi e interpreti a disposizione con mano molto professionale, Good boy va oltre il semplice dramma teatrale, capace anche di sfociare in atmosfere malsane tipiche di un thriller/horror, riuscendo quindi nel suo intento di fare un punto su dove è arrivata e dove andrà a finire la mentalità umana.
Ciò che Komasa intende lasciar emergere tra le righe della sua opera è il fatto che, quando viene fuori la vera natura di chiunque, non vi è legge naturale che tenga, perché il perbenismo eccessivo del Chris di un grande Graham e l’animo ribelle dell’incontrollabile Tommy di un altrettanto superlativo Boon (premiato alla Festa del cinema di Roma come miglior attore) sono il rovescio della medesima medaglia, lo specchio di una crisi umana che ormai sovrasta la società moderna e a cui difficilmente esiste rimedio.
Nel mezzo girano animi più tranquilli, morigerati, come quelli della Kathryn di una brava Risenborough e del Jonathan del giovanissimo Rakusen, ma soprattutto quello della governante Nina di una calibrata Frajczyk, a suo modo personaggio chiave dell’intero racconto, con la quale lo spettatore finisce per immedesimarsi durante la visione di Good boy.
Perché, in fin dei conti, nonostante la sua natura di dramma thriller malsano giocato su ambienti ristretti e soffocanti, quello di Komasa è un film che metaforicamente parla dei rapporti tra paesi e nazioni, delle loro diverse mentalità e di come queste non riescano a trovare un rimedio per il miglioramento della società a venire, salvo drastiche soluzioni.
Edito in blu-ray grazie a CG Entertainment (www.cgtv.it), con il trailer quale contenuto speciale.