Forse nell’universo della cinematografia mondiale non vi è titolo o film più bizzarro di Ho solo fatto a pezzi mia moglie, co-produzione datata 2000 tra Messico e Stati Uniti che vede al proprio servizio un cast senza eguali, sebbene la trama sia paragonabile alla più assurda delle commedie trash.

Diretta dall’Alfonso Arau autore di Come l’acqua per il cioccolato e Il profumo del mosto selvatico, la pellicola in questione, nata per la tv ma passata nei cinema in determinati paesi (come l’Italia, appunto), vede alla testa dei numerosissimi volti coinvolti quello del grande Woody Allen, il quale si fa portavoce principale di una surreale commedia dallo humour pungente incentrata su un uomo tradito dalla moglie e costretto ad agire in modo inaspettato nei confronti della fedifraga.

Infatti Tex (Allen), macellaio che vive in una cittadina del New Mexico, dopo aver subito tanto dall’odiata consorte Candy (Sharon Stone) prende l’estrema decisione di ucciderla e di farne a pezzi il cadavere, nascondendo poi i resti in una qualche landa deserta del luogo. Ma durante il trasporto l’uomo perde una mano della vittima, la quale viene ritrovata casualmente dalla non vedente Costancia (Lupe Ontiveros) che, entrata a contatto con l’arto mozzato, riprende a vedere, creando di conseguenza un caso mediatico nel mondo. Portato al cospetto di padre Leo Jerome (David Schwimmer), parroco della chiesa locale, il resto umano diventa quindi una reliquia esposta in chiesa cui verranno a far visita da tutto il globo svariati pellegrini cui vengono dispensati di volta in volta  miracoli. E, venuto a sapere della stramba situazione, Tex, timoroso di essere scoperto dalle autorità locali rappresentate dall’ufficiale Bobo (Kiefer Sutherland), nonché amante di Candy, decide di trovare assolutamente una soluzione al problema, ingegnando un piano efficace che possa mettere fine al tutto.

Mix di commedia tex-mex e risate dal sapore di pulp, come già accennato Ho solo fatto a pezzi mia moglie è un’operazione che trasuda assurdità non tanto tra le righe della sua incredibile trama, ma in particolar modo per quanto riguarda i nomi del suo comparto artistico: vedere i citati Allen, Stone, Sutherland, Schwimmer insieme alla nostra Maria Grazia Cucinotta più Elliott Gould, Cheech Marin, Fran Drescher, Eddie Griffin, Joseph Gordon-Levitt, Lou Diamond Phillips, Pepe Serna, Tony Plana, Mia Maestro e lo stesso Arau nel mezzo di tale racconto bizzarro alza di molto l’asticella della curiosità in qualsiasi spettatore, destinato a scoprire come, anche in contesti che rasentano idee da Settima arte spesso considerata di serie B, sia possibile trovare il supporto di nomi legati allo star system, incluso il direttore della fotografia premio Oscar Vittorio Storaro.

In ogni caso, Ho solo fatto a  pezzi mia moglie va visto per la maniera in cui riesce a gestire un certo ritmo narrativo e uno script a firma di tale Bill Wilson affrontante argomenti vari che rappresentano la vita di una qualsiasi cittadina di frontiera: dall’approccio alla religione alla gestione della legge, fino alla persistente presenza di una certa mascolinità tossica. Tutti argomenti che il film di Arau intende affrontare ricorrendo ad un certo sorriso sarcastico, approfondendoli a suon di comicità surreale e di personaggi fuori da ogni logica, che si tratti di macchiette o di rappresentanti del loro vivere quotidiano (prostitute, poliziotti, preti).

Edito in blu-ray grazie a CG Entertainment (www.cgtv.it) e Minerva Pictures, con un il trailer quale contenuto speciale.

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