Verso la metà degli anni Sessanta si arrivò con Il compagno don Camillo all’atto finale della serie cinematografica ispirata al noto personaggio letterario creato dall’emiliano Giovannino Guareschi e che dal 1952 ci ha tenuto compagnia anche sul grande schermo, rivivendo nelle fattezze dell’attore transalpino Fernandel (al secolo Fernand Joseph Désiré Contandin).
Ovviamente, come controparte ironica troviamo il sindaco comunista Peppone, interpretato alla grande da Gino Cervi.
Un’accoppiata vincente della Settima arte ironica che nel 1965, come già accennato, viene quindi impegnata nell’ultima avventura in fotogrammi con Il compagno don Camillo, per la regia del maestro della Commedia all’italiana Luigi Comencini (Pane amore e fantasia, Tutti a casa, Lo scopone scientifico).
La storia segue sempre i due alle prese con la loro rivalità, tra dispetti e azioni scorrette, stavolta coinvolti in un atto di gemellaggio per conto della piccola Brescello. Infatti, sembra che Peppone voglia gemellare la sua cittadina ad un paese russo, scatenando di conseguenza le ire di don Camillo, che tenta il tutto e per tutto pur di fermare questa campagna voluta dall’odiato sindaco.E ciò finisce per far andare entrambi dall’altra parte del mondo, proprio in Russia, dove sia Peppone che don Camillo non possono fare a meno di bisticciare all’insegna dei propri opposti ideali, specchio di un’Italia del Dopoguerra che, nel tempo, ha poi riecheggiato nella memoria di tutti.
Capitolo conclusivo di questa prima operazione di trasposizione dell’opera gaureschiana, perché altre due sarebbero poi arrivate nel tempo (Don Camillo e i giovani d’oggi con Gastone Moschin e Don Camillo con Terence Hill), Il compagno don Camillo sfoggia la propria malinconica ironia politica testimoniando nuovamente come questa rivalità tutta da ridere sia sempre attuale per ritmi comici e tragicomiche differenze.

Un’operazione che individua ovviamente la sua potenza nella recitazione dei protagonisti: un Fernandel e un Cervi che danno lezioni di arte comica scena per scena, il primo con l’immancabile ausilio della voce di Carletto Romano nell’edizione italiana, una performance tutt’oggi giustamente ammirata e lodata.
Insomma, una delle coppie più azzeccate della Settima arte, che per ben cinque film ci ha saputo intrattenere e che nella sua ultima occasione, sotto la regia del grande Comencini, viene accompagnata da un linguaggio post-moderno, tra giochi di inquadrature a suon di veloci zoomate e movimenti fluidi a cura del direttore della fotografia Armando Nannuzzi.
Con Il compagno don Camillo si gettò dunque nel modernismo vero e proprio l’universo del Guareschi, aprendo le porte ad una comicità prossima, come già accennato, che avrebbe poi accompagnato nuovamente le avventure di questo beniamino letterario.
I rodati Saro Urzì e Marco Tulli fanno inoltre ritorno in quest’ultima occasione, cui si aggiungono interpreti quali Gianni Garko, Rosemarie Lindt e Paul Mȗller.
Edito in blu-ray da Mustang Entertainment in versione restaurata per conto dell’etichetta Cinema Forever, Il compagno don Camillo è accompagnato nella sezione extra da due trailer (originale e italiano), otto minuti di Incontro con Mons. Dario Viganò e un documentario di oltre tre ore e venti intitolato L’Italia di don Camillo.
