In blu-ray il riscoperto Dogtooth di Yorgos Lanthimos

Tra i registi europei più acclamati di questo inizio terzo milennio, grazie a titoli quali The lobster, Il sacrificio del cervo sacro e La favorita, il greco Yorgos Lanthimos nel 2009 era un signor nessuno che cercava di farsi strada attraverso il suo particolare linguaggio, pur avendo già alle spalle due regie (la commedia O kalyteros mou filos, del 2001, e il drammatico Kinetta, del 2005).

Ora disponibile su supporto blu-ray grazie a Koch Media e Lucky red, però, è stato Dogtooth a rivelarsi nel 2009 il suo degno biglietto da visita nell’empireo degli autori riconosciuti, grazie ad un’acuta attenzione nel creare un’analisi graffiante all’interno di un micronucleo familiare al di là del pensabile. Perché il film inscena la vicenda di un gruppo di persone chiuse in una casa, isolate dal mondo esterno e coinvolte in una rivoluzione interiore senza ritorno.

Il capo di casa (Christos Stergioglou) è in poche parole un uomo che tiene la moglie (Michele Valley) e i propri tre figli, un maschio (Hristos Passalis) e due femmine (Angeliki Papoulia e la compianta Mary Tsoni), reclusi nella sua abitazione, circondata da una recinzione che mai dovrà essere oltrepassata. Fino al giorno in cui irrompe nella loro esistenza Christina (Anna Kalaizidou), inizialmente per soddisfare i desideri sessuali del giovane figlio di casa, poi per portare totale scompiglio nel malsano equilibrio che si è creato tra le mura.

Dogtooth rende quindi lo spettatore consapevole di ciò di cui sia capace il cinema di Lanthimos, tempestato di personaggi al limite, dall’assoluta assenza emotiva e, al contempo, privi di ogni sensibilità umana. Lontano dalle barriere di una censura mainstream, l’autore greco, tra l’altro, azzarda qui un approccio più diretto del solito, senza risparmiare immagini esplicite e spiazzanti e giocando con fare altamente morboso nel descrivere la famiglia protagonista (si arriva ai limiti dell’incesto in determinati momenti).

E mantiene una tensione costante che alberga nelle lunghe sequenze, arrivando addirittura a sfociare in un’atmosfera che non si vergogna di sconfinare nell’orrore puro, derivante dai caratteri inquietanti del nucleo di protagonisti. Questa è la carta vincente di Dogtooth, disgregazione di una visione borghese dell’esistenza, fatta di rassicuranti tradizioni familiari, attraverso una storia che azzarda ad incidere la barriera coniugale come fosse un affilato bisturi pronto a far sanguinare anche la più (apparentemente) innocente delle carni.

A suo tempo candidato agli Oscar nella categoria per il miglior film straniero, ma approdato nelle sale cinematografiche italiane soltanto nell’estate 2020, Dogtooth è accompagnato nella sezione extra del disco in alta definizione dal trsiler e da cinque minuti di scene eliminate.

 

 

Mirko Lomuscio