Dopo il grande successo ottenuto da Don Camillo, trasposizione cinematografica del noto personaggio creato su carta da Giovannino Guareschi tra il 1946 e il 1947, la Cineriz, casa di produzione alla base di tale operazione italo-francese, decise di bissare l’appuntamento su grande schermo portando il noto prete al centro di un sequel vero e proprio: Il ritorno di Don Camillo, datato 1953.

Con Julien Duvivier nuovamente al timone di regia e per protagonista ancora una volta l’accoppiata di assi della recitazione formata da Fernandel (al secolo Fernand-Joseph-Désiré Contadin) e Gino Cervi, un secondo capitolo che riparte proprio da dove eravamo rimasti nel primo, nell’Emilia Romagna della seconda metà anni Quaranta.

Andato via da Brescello, Don Camillo (Fernandel) parte per la lontana parrocchia di Montenara, luogo isolato in montagna, tra le nevi del gelido inverno; ma, sentendo la mancanza del vecchio paesello governato dal sindaco rivale Peppone (Cervi), torna presto a far visita alla sua vecchia chiesa. Scopre quindi che diversi problemi affliggono ancora Brescello e che ad essere coinvolto è proprio il primo cittadino. Di conseguenza, Don Camillo e Peppone si ritrovano nuovamente ad avere a che fare con circostanze che li vedono uno contro l’altro, dalla ricostruzione del campanile della parrocchia alla guerra ideologica tra i sostenitori del sindaco comunista e gli oppositori.

Squadra che vince non si cambia, e dunque il trio composto da Fernandel, Cervi e il regista Duvivier colpisce nuovamente nel segno con Il ritorno di Don Camillo, destinato ad amplificare sempre più la simpatica matrice d’intrattenimento degli scritti di Guareschi, portando ancora in fotogrammi tutta la forza creativa di una coppia di personaggi entrati di diritto nell’immaginario tutto italiano.

Vedere Fernandel e Cervi destreggiarsi e osteggiarsi contemporaneamente in questa seconda sarabanda di situazioni – specchio di un’epoca del dopoguerra con il Belpaese in via di rinascita – è sempre un piacere, lasciando sì che lo spettatore venga immerso nella semplicità narrativa di un lungometraggio che funge molto da piacevole rimpatriata.

Nonostante la sua origine francese, Duviver ricostruisce con notevole occhio l’Emilia Romagna di allora, con tanto di ironica caratterizzazione dei suoi italici personaggi; tanto che, oltre ai due protagonisti, nel cast troviamo altre facce care al nostro cinema: Saro Urzì, Marco Tulli e Paolo Stoppa, beniamini di cui sentiamo fortemente la mancanza e di cui Il ritorno di Don Camillo ci ricorda a dovere il valore in scena, tra una battuta e una degna espressione di grande recitazione comica.

Edito in blu-ray da Mustang Entertainment in versione restaurata per conto di Cinema Forever, Il ritorno di Don Camillo è accompagnato nella sezione extra dal trailer originale, undici minuti de I servizi speciali di Italia Uno: Il ritorno di Guareschi, sette di presentazione di Maurizio Porro, dodici di incontro con Mons. Dario Edorado Viganò e cinque di clip francese.

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