In blu-ray L’amico americano e Buena Vista Social Club di Wim Wenders

Ulteriore appuntamento con la riscoperta in alta definizione dei titoli firmati da Wim Wenders, CG Entertainment (www.cgtv.it) sforna in blu-ray L’amico americano e Buena Vista Social Club.

Il primo film thriller tratto da un romanzo, il secondo documentario musicale, sfoggiano due diversi punti di vista dell’autore di Alice nelle città, il quale nel corso degli anni ha sempre saputo rinnovare il proprio modo di narrare e di parlare al pubblico attraverso immagini a dir poco suggestive.

 

L’amico americano (1977)

Corniciaio di professione, Jonathan Zimmermann (Bruno Ganz) è convinto di essere ormai prossimo alla sua fine, considerata la leucemia che dice di portarsi dietro; Tom Ripley (Dennis Hopper) è invece un americano dall’esistenza ambigua, un mercante d’arte che riesce a vendere i quadri di artisti dati per morti. Venuto a conoscenza della situazione drastica del primo, Tom decide di proporgli un affare facendolo pagare profumatamente: per conto del losco Raoul Minot (Gérard Blain) Jonathan dovrà diventare un sicario. Un’attività che consentirà a quest’ultimo di racimolare qualche soldo da lasciare ai propri cari, ma senza fare i conti con le conseguenze della vita e di un uomo come Ripley.

Tratto dal romanzo di Patrica Highsmith intitolato Ripley’s game (lo stesso da cui nel 2002 ha attinto anche da Liliana Cavani), L’amico americano è un’opera che permette a Wenders di cimentarsi con il noir che guarda innanzitutto al cinema statunitense, come suggerisce il titolo. L’amore per quello sguardo oltreoceano lo spinge a creare inquadrare e scorci di vita di personaggi abbastanza emblematici, rappresentativi di mentalità e personalità tipiche appunto del noir americano, ma rielaborati con un pizzico di realtà europea, in modo da contestualizzare il tutto con doverosa ispirazione. Inoltre è la presenza di un cast ricco a far sì che il lungometraggio rimanga nel ricordo: attori del calibro di Ganz e di Hopper, qui accompagnati da una serie di facce come quelle di Blain e di Lou Castel, più una serie di registi presi per l’occasione in qualità di interpreti (apparizioni di Nicholas Ray, Samuel Fuller, Peter Lilienthal e Daniel Schmid), tanto per confermare il desiderio di giocare con i generi.

Presentato in questo caso in versione restaurata, con trailer, trentaquattro minuti di scene tagliate commentate da Wenders, quarantasei di intervista allo stesso, cinquantasette di Wim Wenders al Zurich Film Festival, tre di introduzione alla proiezione del film ad Hamburg, otto di estratto I registi che appaiono nel film e un commento audio del buon Wim.

 

Buena Vista Social Club (1999)

Dopo aver partecipato alle colonne sonore dei suoi film Paris, Texas e Crimini invisibili, nel 1998 il musicista Ry Cooder decide di coinvolgere il regista Wenders nella realizzazione di un documentario che testimoni la nascita del premiato album Buena Vista Social Club, raccolta di musiche cubane eseguite dai maggiori nomi del settore, alcuni dei quali creduti anche ormai morti. Ma ciò che ne consegue per Wenders stesso non è solo l’avventura in un mondo a lui sconosciuto come quello, appunto, della musica cubana, bensì anche la scoperta dell’Avana tramite le testimonianze di questi anziani artisti delle note. Ricordi che vivono nelle parole, che siano armonizzate o parlate, di gente come Cooder stesso e suo figlio Joachim, più Compay Segundo al secolo Francisco Repilado, Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo, Rubén Gonzalez, Orlando “Cachaito” Lopez, Amadito Valdés, Barbarito Torres, Pio Leyva, Manuel “Puntillita” Licea e Juan de Marcos Gonzalez.

Candidata al premio Oscar nella categoria relativa al miglior documentario, quest’opera di Wenders, che detiene il primato di essere una delle prime ad essere state realizzate totalmente in digitale, segna un nuovo traguardo per il cineasta, mostrando come il suo occhio nordeuropeo si metta ottimamente al servizio di un qualcosa che possa trasudare mero spirito sudamericano. Rendendo al contempo omaggio a qualcosa di trascendentale come le note musicali in questione. Sono infatti brani tipici dell’Avana a pulsare vivamente in questo documentario: canzoni come Chan Chan, Chattanooga Choo Choo, Black Bottom, El carretero, Candela, Nuestra Ultima Cita e la stessa Buena Vista Social Club rendono l’operazione qualcosa di unico nel suo genere, volgendo l’interesse degli spettatori mondiali verso un’arte che dalla locale Cuba espatria nei cuori di ogni amante della buona musica, in qualunque parte del globo essa venga ascoltata.

Edito in blu-ray in occasione del suo venticinquesimo anniversario, Buena Vista Social Club include nella sezione extra un trailer, quindici minuti di scene tagliate, sette di intervista a Juan de Marcos Gonzales e venticinque di conversazione con Wim Wenders.

 

Mirko Lomuscio