Universal lancia su supporto blu-ray The woman in the yard, produzione BlumHouse che vede al timone di regia il cineasta di origini spagnole Jaume Collet-Serra.
Cineasta dalla filmografia decisamente variegata, in quanto spaziante da thriller neesoniani quali Unknown – Senza identità e Run all night – Una notte per sopravvivere a blockbuster d’intrattenimento per famiglie quali Jungle cruise e il cinecomic Black Adam, passando per horror del calibro de La maschera di cera e Orphan.
Ed è proprio in quest’ultimo genere che rientra a suo modo la oltre ora e venti in questione, la cui fascetta del disco riporta sul retro il criptico avvertimento “Quando il sole è alto e il vento si è placato, lei ti appare come un angelo inaspettato. Un velo nero la copre per intero. Perché sia lì, per te è un mistero. Il giorno è arrivato”.
Una oltre ora e venti di visione che ci porta immediatamente a conoscenza di Ramona, interpretata da Danielle Deadwyler e che, costretta a muoversi usando stampelle in quanto bloccata da un incidente, è in lutto a causa della morte del marito David alias Russell Hornsby.

La Ramona che vive nel mezzo della campagna all’interno di un’isolata fattoria insieme ai figli Annie e Taylor, ovvero Estella Kahiha e Peyton Jackson… fino al momento in cui, non appena l’inizio del film viene superato, al di fuori dell’abitazione compare una misteriosa figura femminile vestita di nero e dal volto celato dietro ad un velo, seduta su una sedia. Chi è? E perché non risponde quando gli vengono poste delle domande?
Costruito su una lenta evoluzione narrativa, è sulla sensazione di mistero generata da questa situazione che The woman in the yard punta per trasmettere la tensione necessaria nello spettatore, chiaramente desideroso di sapere quale sia l’identità della donna, incarnata da Okwui Okpokwasili e manifestante perfino mani sporche di sangue.
Una situazione che porta anche a generare nervosismo nel rapporto tra Ramona e Peyton, sempre più convinto che la madre gli stia nascondendo qualcosa; man mano che ci si avvia verso un twist ending che evitiamo di svelare.
Come evitiamo di fornire altre anticipazioni, limitandoci a collocare l’insieme – al cui interno la depressione e l’importanza della famiglia sono gli argomenti cardine – nella cosiddetta tradizione del grief horror, sottogenere che esplora le emozioni e le ansie della perdita che ci ha regalato, tra gli altri, Hereditary – Le radici del male di Ari Aster e Babadook di Jennifer Kent.
Con sezione extra rappresentata da otto minuti di making of e cinque di featurette Beneath the veil, contenuti entrambi privi di sottotitoli in italiano.