In dvd Europa di notte e In Italia si chiama amore

La sempre più ricca library di Mustang Entertainment (www.cgentertainment.it) provvede a recuperare su supporto dvd i documentari Europa di notte e In Italia si chiama amore.

Il primo diretto dall’Alessandro Blasetti che è stato giustamente definito “padre fondatore del moderno cinema italiano” e incluso in questo caso nella collana La cineteca di Gianni Canova, il secondo a firma del Virgilio Sabel che, al di là di un paio di cortometraggi, ha in filmografia dietro la macchina da presa soltanto Il figlio dell’uomo e il documentario Nude, calde e pure.

 

Europa di notte (1958)

Con la frase di lancio “Lo spettacolo degli spettacoli”, ciò che prende progressivamente forma è un collage di performance di diverse tipologie immortalate dalla cinepresa blasettiana in giro per il Vecchio Continente. Collage spaziante dall’Italia canora di Domenico Modugno al mito delle notti parigine. Passando, per Austria, Spagna e la Piccadilly Circus in cui ascoltiamo la sempreverde Book of love. Perché, tra illusionisti, trapezisti circensi, un concerto dei Platters, balletti del Moulin Rouge e specialisti della fisarmonica, abbiamo anche il rock’n’roll dello scatenato Colin Hicks accompagnato dalla sua band. E ancora i clown Rastelli, bizzarre esibizioni con clave e, addirittura, lo show del discusso tranessuale Coccinelle ed escursioni all’interno dei primi locali di striptease. Perché, spettacolo adatto all’epoca in particolar modo ad un pubblico borghese (meglio ancora se del nord Italia) attratto dal fascino per il proibito, è chiaramente il prototipo dei mondo movie a tematica sexy (si pensi solo ai vari Mondo di notte) che ha finito per rivelarsi la oltre ora e mezza di visione in questione. Un prototipo che, attraversato da un buon ritmo generale, accompagnato da una voce narrate tutt’altro che seriosa e caratterizzato da immagini trasudanti splendidi colori, mantiene comunque una certa eleganza, distaccandosi del tutto dal gusto (cattivo?) tipicamente exploitation dei suoi emuli.

Con otto minuti di introduzione a cura del critico cinematografico Gianni Canova quale contenuto extra.

 

In Italia si chiama amore (1964)

Sarà vero che gli italiani ci sanno fare? Che piacciono alle straniere perché sono sfacciati e simpatici? O anche perché sono possessivi, gelosi e violenti? A questi e ad altri interrogativi cerca di rispondere la oltre ora e venti di visione rigorosamente in bianco e nero che, in maniera tanto atipica quanto esilarante, apre avvertendo che i fatti a cui state per assistere si riferiscono ad avvenimenti realmente accaduti. Quindi, su sceneggiatura del regista stesso Sabel affiancato da Italo Dragosei, dal Massimo Franciosa che ha scritto tanta commedia tricolore (citiamo solo Poveri ma belli di Dino Risi e Acapulco, prima spiaggia… a sinistra di Sergio Martino), dal Luigi Magni poi specializzatosi in pellicole in costumi e da Pasquale Festa Campanile, si sguazza in mezzo a storie inventate e altre vere, seppur ricostruite, per volgere lo sguardo alle abitudini sentimentali e sessuali nel cosiddetto “paese dei bruni” degli anni Sessanta. Ventisei storie boccaccesche e curiose, per la precisione, in cui si spazia da figlie disonorate a figure femminili contese, passando per chi fa la “mano morta” a bordo di un autobus affollato di Catania. Man mano che viene posto in evidenza come esclusivamente la donna sia considerabile adultera e non l’uomo e che, in maniera divertita, si ribadisce che siamo in un paese in cui nessuno pensa di avere le corna in quanto convinto che le abbiano sempre gli altri. Del resto, se da un lato a fornire il gioioso accompagnamento musicale alle immagini è il maestro Armando Trovajoli, dall’altro è la voce fuori campo immancabilmente intrisa d’ironia del grande Nino Manfredi a commentarle.

 

Francesco Lomuscio