In dvd i “rivoluzionari” Satyricon di Polidoro, Cuore di mamma e La califfa

L’Italia di fine anni Sessanta, quella che si stava lasciando alle spalle il boom economico e che era forse impreparata ad affrontare uno dei decenni più burrascosi della sua storia, tra terrorismo brigatista e morti, vide l’uscita nei cinema di opere che rispecchiavano pienamente il periodo.

Un periodo rivoluzionario di scontri di ideali sessantottini e barriere emotive ormai buttate giù, sia nelle famiglie che in ambito lavorativo, e dal quale Mustang Entertainment (www.cgentertainment.it) recupera su supporto dvd tre titoli manifesto, destinati ad offrire altrettanti sguardi alla maniera in cui una pagina popolare si chiude e se ne apre un’altra: Satyricon di Polidoro, diretto da Gian Luigi Polidoro, Cuore di mamma di Salvatore Samperi e La califfa di Alberto Bevilacqua.

 

Satyricon di Polidoro (1969)

Tratto dal romanzo di Petronio, pone al proprio centro il fannullone Encolpio (Don Backy) e l’artista Ascilto (Franco Fabrizi), i quali, nella Roma di Nerone, si incontrano e si scontrano nel mezzo di un contesto tempestato di sagome bizzarre e personaggi ambigui, in mezzo a scambi di persona ed equivoci sessuali, con uomini e donne che si mischiano come niente fosse.

Vizi capitali e peccati personali la fanno da padroni in questo racconto in fotogrammi, suggerendo infine una filosofia di vita di non poco conto, con la bellezza, o ciò che si ritiene essere bello, che ha sempre un caro prezzo da pagare.

Distribuito contemporaneamente all’opera gemella diretta dall’altisonante Federico Fellini, il film di Polidoro (il quale, per differenziarsi, mette il proprio nome a carattere cubitali nel titolo) riesce ad offrire un proprio discorso e una propria visione, nonostante le grandi lezioni di cinema rilasciate all’epoca dal maestro riminese.

Questa versione dell’opera di Petronio azzarda ad una messa in scena meno onirica e più teatrale rispetto a quella proposta da Fellini, giocando su una struttura che strizza l’occhio più alla commedia di costume che ad altro. Un espediente che consente a Polidoro di fare affidamento al carisma dei suoi interpreti, guidati dal duo composto da Don Backy, ex del clan di Celentano, e dal Fabrizi venuto fuori proprio dalla fucina felliniana (I vitelloni, Il bidone, Le notti di Cabiria). Affiancati dalle partecipazioni di facce forti come quella di Mario Carotenuto (nel ruolo di Eumolpo) e, soprattutto, di Ugo Tognazzi (è Trimalchione), che riescono a far pulsare il culto che ruota attorno a questa ulteriore rilettura rivoluzionaria di un grande classico della scrittura.

Edito in dvd nella collana La cineteca di Gianni Canova, con un’introduzione di undici minuti a cura del noto critico cinematografico.

 

Cuore di mamma (1969)

Separata dal marito industriale Andrea (Philippe Leroy) e con tre figli da accudire, Lorenza Garrone (Carla Gravina) è una donna che trascorre gran parte della sua vita senza esprimere alcun parere, sempre attenta osservatrice e, soprattutto, pensatrice presa da altre idee per la sua esistenza. Con uno spirito rivoluzionario che la smuove dentro, la donna trascura però la crescita dei suoi figli, i quali, di tanto in tanto, si cimentano in giochi pericolosi, con l’intenzione di imitare la vita culturale adulta del mondo che li circonda. E, proprio quando una di queste marachelle causa un grave danno, Lorenza decide di affiliarsi ad un gruppo rivoluzionario, andando contro le idee del figlio più grande, sempre più assorto dai suoi giochi da adulti pericolosi e volti a portare la propria madre verso un drastico bivio esistenziale.

Dopo il folgorante e scandaloso esordio avvenuto nel 1968 con il suo esordio Grazie zia, Samperi alza il tiro e racconta un rapporto tra madre e figli a dir poco allucinante in un contesto socialmente e culturalmente borghese, proponendo l’immagine del genitore che sembra essere distrutto dalle innumerevoli insicurezze che crea la crescita di un figlio.

La Lorenza di una bellissima Gravina è una figura a tratti sconcertante, isolata ed egoista, sempre attratta da ciò che il futuro adulto ha da proporre per la società e mai abbastanza dedita all’attenzione per i propri figli; mentre è nella costruzione del mondo infantile che Samperi affonda perlopiù gli artigli della denuncia, facendo cimentare i tre bambini (interpretati da Mauro Gravina, Monica Gravina e Massimo Ferendeles) in imprese al limite del mortale. Come a voler accentuare l’assenza di una figura adulta che possa accudirli, ma anche a precisare l’invadente presenza di ideali sociali mal filtrati verso il regno infantile.

Completano il cast di questo singolare film Leroy, Yorgo Voyagis e Beba Loncar. Musiche del grande Ennio Morricone.

 

La califfa (1970)

Moglie di un operaio ucciso durante una rivolta sindacale, Irene Corsini (Romy Schneider), conosciuta anche come “la califfa”, nonostante l’odio che porta dentro se stessa finisce per instaurare una storia sentimentale con lo stesso padrone per cui lavorava suo marito.

Lui è l’industriale Annibale Doberdò (Ugo Tognazzi), un uomo rigido e poco conforme alle proposte dei suoi dipendenti, sempre in lotta contro gli ideali operai e le rivolte che questi causano; ma la storia che ne consegue con Irene lo porterà verso una strada più ragionevole, andando incontro anche ai voleri dei dipendenti della sua fabbrica. Risultando però scomodo agli occhi degli altri collaboratori d’industria.

Scrittore con un celebre seguito alle spalle, Bevilacqua per il suo esordio dietro la macchina da presa decide di trasporre il primo dei propri successi letterari, datato 1964, e tira su un dramma d’amore profondo, all’ombra delle mosse sindacali e del movimento post-sessantottino dell’epoca.

Questa struggente trama ricca di allegorie colpisce ancora oggi, mostrando un combattuto rapporto tra il mondo dei padroni e quello dei servitori come fosse una impossibile, storia d’amore. Bevilacqua sfrutta quindi questo frangente utilizzando un erotismo ben esposto, grazie innanzitutto ad una splendida e brava Schneider, a proprio agio nelle scene di nudo, e giocando su un Tognazzi per nulla ironico, anzi ben disposto a descrivere il suo cinico Annibale anche nel modo più crudo possibile, meritandosi, di conseguenza, un David di Donatello come miglior attore.

L’opera fu inoltre insignita di due Nastri d’Argento, per il miglior regista esordiente e per la miglior attrice non protagonista, Marina Berti, mentre le musiche ammalianti e travolgenti sono a cura del mitico Ennio Morricone.

Un’ intervista di venti minuti allo stesso Bevilacqua arricchisce il supporto dvd del film.

 

Mirko Lomuscio