In dvd il clericale Alberto Sordi di Anastasia mio fratello ovvero il presunto capo dell’anonima assassini

Nel 1973 il successo planetario di un capolavoro come Il padrino spinse le cinematografie circostanti a quella statunitense di rimanere al passo con l’argomento malavita e di aggiornarlo in qualsiasi salsa, compresa quella ironica, come avvenuto in Italia.

E proprio nel 1973 il grande Alberto Sordi divenne protagonista della commedia agrodolce Anastasia mio fratello ovvero il presunto capo dell’anonima assassini, mettendosi alla prova con un altro film a base di argomenti seri e veritieri filtrati attraverso la sua comicità che tutti abbiamo amato.

Dietro la macchina da presa l’indimenticato Stefano Vanzina autore di Un giorno in pretura e Un americano a Roma, che in questa occasione rinuncia addirittura al suo pseudonimo Steno (come avvenuto anche con La polizia ringrazia).

La storia è quella del prete calabrese Don Salvatore Anastasia (Sordi), situato in una chiesa di Tropea, il quale riceve una lettera che attendeva da tutta una vita: suo fratello Albert (Richard Conte), mai visto, lo attende a New York per incontrarlo e ospitarlo nella Grande Mela, dove è emigrato anni addietro, facendo così quella conoscenza che entrambi attendevano da tutta una esistenza. Giunto in America, Salvatore apprende che il suo parente è un personaggio molto rispettato, questo grazie all’attività che svolge nei sottoboschi della malavita in gran segreto.

Nonostante ciò, il sacerdote non si rende conto di granché e svolge la sua nuova vita oltreoceano instaurandosi nella comunità di Little Italy, diventando innanzitutto parroco della chiesa di Santa Lucia. Ma non tutto gira per il verso giusto, almeno fino a quando Salvatore non incontra il mondo delle scommesse clandestine da cui Albert trae grande profitto.

Delle sue innumerevoli caratterizzazioni, quella che Sordi fornisce in questo Anastasia mio fratello ovvero il presunto capo dell’anonima assassini è tra le maggiormente particolari, considerato il tipo di argomento trattato e il desiderio di accostare vita criminale e vita clericale con una certa innocenza di fondo.

Infatti, ci troviamo dinanzi ad un piccolo trattato sociale su come la mafia riesca a muovere le fila tra i più disparati poteri, compreso quello religioso, dettaglio che innalza il valore del lungometraggio di Vanzina (in aggiunta senior, perché nominarne il solo cognome richiama il compianto figlio Carlo) e che viene ingrandito sempre più dal calibrato script steso dal mitico Sergio Amidei insieme a Sordi stesso e, addirittura, allo scrittore Alberto Bevilacqua.

Tutto senza ovviamente contare la presenza del mitico Albertone, il quale ci regala una esilarante performance, mettendosi alla prova con un accento marcatamente calabrese e vestendo l’abito talare come poi avvenuto in altre produzioni (Contestazione generale, Quelle strane occasioni). Accanto a lui Conte, all’epoca reduce proprio dall’esperienza epocale del sopra menzionato Il padrino e che nel pieno degli anni Settanta avrebbe preso parte ad alcuni indimenticati polizieschi italiani (Il boss di Fernando Di Leo, Milano trema: la polizia vuole giustizia di Sergio Martino, Roma violenta di Marino Girolami).

Edito in dvd da Mustang Entertainment (www.cgentertainment.it).

 

Mirko Lomuscio