In dvd L’ascensore, L’alieno e Samurai cop

Quadrifoglio prosegue la sua riscoperta della celluloide di genere su supporto dvd aggiungendo al proprio ricco catalogo L’ascensore, L’alieno e Samurai cop.

Tutti e tre i titoli vengono presentati in versione rimasterizzata in HD e provvisti di rispettivo trailer originale nella sezione extra.

 

L’ascensore (1983)

Installato in un grattacielo di Amsterdam, un ascensore di nuovissima generazione comincia inspiegabilmente a funzionare da solo e a causare incidenti mortali; fino al momento in cui un tecnico incaricato della manutenzione inizia ad esaminarne i circuiti in cerca di eventuali anomalie.

Quest’ultimo, interpretato da Huub Stapel e affiancato da una giornalista dal volto della Willeke van Ammelrooy proveniente da produzioni decisamente sexy, è il protagonista di oltre un’ora e mezza di visione che, a seguito dell’asfissiante sequenza con due coppie bloccate all’interno dell’elevatore e di tre fantasiose uccisioni di cui, senza dubbio, rimane maggiormente impressa nella memoria quella con tizio che finisce decapitato, si concentra in particolar modo sulla ricerca di una spiegazione ai misteriosi fatti. Per approdare alla lunga e tesa fase conclusiva in cui, nel confronto tra il citato Stapel, figura operaia, e quel simbolo del capitalismo impegnato a far salire e scendere quotidianamente persone nell’edificio, emerge una volta per tutte l’evidente allegoria nei confronti di un progresso tecnologico che, all’inizio degli anni Ottanta, era spesso spunto utile al cinema della paura (pensiamo anche alla televisione di Poltergeist – Demoniache presenze o ai guardiani robotici di Supermarket horror). Anticipando addirittura la tematica dell’Intelligenza Artificiale; nel corso di una fotograficamente cupa operazione che, aggiudicatasi il Grand Prix presso il Festival Internazionale del Film Fantastico di Avoriaz, lo stesso regista Dick Maas – in seguito autore del thriller Amsterdamned – ha poi rivisitato nel 2001 attraverso il riuscito remake statunitense Down – Discesa infernale.

 

L’alieno (1987)

Interpretato dal Michael Nouri di Flashdance, un poliziotto della omicidi cerca di capire il nesso tra diversi casi di violenza susseguitisi in città per mano, di volta in volta, di una diversa persona; in quanto, in realtà, il colpevole è un alieno capace di insinuarsi in corpi umani tramite la bocca, per poi utilizzarli al fine di conseguire i propri malvagi scopi.

Ed è il Kyle MacLachlan allora reduce dai lynchani Dune e Velluto blu ad incarnare, invece, un agente dell’FBI che, con un segreto da tenere nascosto, affianca il poliziotto nella tutt’altro che semplice indagine che Jack Sholder – già regista del secondo Nightmare e dello slasher Nel buio da soli – orchestra attraverso inseguimenti automobilistici a bordo di lussuose vetture e scontri a fuoco in un coinvolgente mix di action movie, horror e fantascienza a base di creatura in grado di manipolare i terrestri alla maniera dei predecessori modelli diffusi dai super classici L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel e La cosa di John Carpenter. Un mix esplosivo che, ulteriormente impreziosito dagli ottimi effetti speciali di trucco a cura di Kevin Yagher, vanta oltretutto un ricco cast comprendente il Clu Gulager de Il ritorno dei morti viventi, la Claudia Christian dal curriculum prevalentemente televisivo e, in una fugace comparsata, il Danny Trejo divenuto popolare molti anni più tardi grazie a Machete di Robert Rodriguez. Aggiudicatasi il Grand Prix presso il Festival Internazionale del Film Fantastico di Avoriaz, non solo ha generato nel 1993 un sequel a firma di Seth Pinsker, ma, nello stesso anno, è stato palesemente imitato da Jason va’ all’inferno di Adam Marcus, nono assurdo capitolo della serie Venerdì 13.

 

Samurai cop (1991)

Campione di arti marziali, un poliziotto proveniente da San Diego è impegnato a contrastare la Katana, frangia della Yakuza composta da violenti assassini intenti a controllare il traffico di cocaina a Los Angeles.

Poliziotto che, affiancato da un detective di colore dal volto di Mark Frazer, possiede i connotati dell’incredibilmente inespressivo Matt Hannon; il quale, in maniera piuttosto grottesca, durante le indagini non perde mai occasione per tentare di abbordare fauna femminile da portare a letto. Con abbondanza di movimento, infatti, tra una sequenza d’azione a bassissimo costo e l’altra non mancano ragazze generosamente svestite nel corso della oltre ora e mezza di visione che, ultima regia del prolifico cineasta iraniano Amir Shervan, deceduto nel 2006, a cominciare dalla locandina tenta chiaramente di far credere allo spettatore di stare per assistere ad una violenta operazione non distante da Maniac cop; tanto da calarne qui nei panni di villain il protagonista Robert Z’Dar e da emularne la frase di lancio nel riportare sulla locandina la dicitura “Hai diritto di restare in silenzio… per sempre!”. Un Robert Z’Dar con cui, ovviamente, si concretizza un inevitabile confronto armati di spade; man mano che, tra una conversazione con un gay piuttosto sopra le righe, una colonna sonora il più delle volte invadente e fuori luogo, battute idiote riguardanti i testicoli “neri” del citato Frazer e la ridicola situazione che vede un’infermiera impegnata a verificare se il samurai cop in questione sia sessualmente ben dotato, s’inanellano tutti gli elementi che hanno consentito al lungometraggio di rientrare nella categoria definita “So bad, it’s good”, comprendente le produzioni talmente brutte da risultare divertenti. Con un tardo sequel diretto nel 2015 da Gregory Hatanaka.

 

Francesco Lomuscio