In dvd le commedie Al diavolo la celebrità e Adulterio all’italiana

Vengono riscoperte su supporto dvd due pellicole appartenenti alla nostra cinematografia del passato che, come di consueto, meritano di essere studiate in questo XXI secolo sempre meno stimolante in fatto di creatività da grande schermo: Al diavolo la celebritàAdulterio all’italiana.

Il primo, distribuito da CG Entertainment (www.cgentertainment.it) in collaborazione con Surf Film, vede dietro la macchina da presa Steno (al secolo Stefano Vanzina) e Mario Monicelli al loro lungometraggio d’esordio, mentre il secondo, edito da Mustang Entertainment, porta la firma di un Pasquale Festa Campanile impegnato a dirigere Nino Manfredi e Catherine Spaak.

 

Al diavolo la celebrità (1949)

Sempre dedito allo studio di oggetti e culture dell’Oriente, il professor Bresci (Leonardo Cortese), a fronte di una vita sentimentale poco realizzata, invoca involontariamente il diavolo, che subito si presenta a lui in forma umana (Aldo Silvani). Le intenzioni di quest’ultimo consistono nel cambiare totalmente la vita di Bresci, il quale viene catapultato in una serie di esistenze soffocate da gloria e successo, ovvero quella di un tenore, di un pugile e di un diplomatico militarista. Tutto ciò per poter poi scoprire, magari, che la cosa migliore è tornare alla vita di sempre, seppur mediocre.

Ispirato al Faust di Goethe tirando in ballo un occhio altamente ironico e umoristico, un lungometraggio che, oltre a questo guizzo divertente, vanta, come già accennato, il pregio di essere il primo lungometraggio realizzato da due nomi grossi della Commedia Italiana come Steno e Monicelli, nonostante il secondo avesse già all’attivo il titolo Pioggia d’estate (la cui durata di un’ora scarsa ce lo fa però considerare un mediometraggio). Possiamo quindi assistere alla freschezza di due menti che avrebbero poi dato il meglio in elaborati dal sapore maggiormente popolare, sebbene già in questo frangente fantasioso dimostrano di essere pronti per portare nuova linfa nel cinema italiano dell’epoca, pronti per quello che sarebbe poi arrivato nel pieno degli anni Cinquanta. Infatti l’ispirazione si fa chiaramente sentire in quest’opera prima, e, ad oltre settant’anni dalla sua realizzazione si nota ancora di scena in scena, confermando che Steno e Monicelli sono stati una scommessa vincente su cui puntare in quel lontano 1949.

 

Adulterio all’italiana (1966)

Essendo un marito per nulla fedele, Franco (Nino Manfredi) un giorno viene scoperto da sua moglie Marta (Catherine Spaak) in compagnia dell’amante: la prosperosa Gloria (Maria Grazia Buccella). La consorte decide quindi di farlo ingelosire dichiarando un prossimo tradimento da parte sua, mettendolo di conseguenza sulle spine e costringendolo ad indagare su chi potrà essere il presunto amante. Da ciò scaturiscono eventi e situazioni tragicomiche che, anziché allontanare la coppia, sembrano avvicinarla per un futuro basato su una presunta fedeltà d’animo.

Nel pieno degli anni Sessanta il sempre pungente Festa Campanile decide di fare il punto sul concetto di tradimento di coppia e di ciò che esso rappresenta per l’uomo e la donna. Un espediente utile per accattivare grazie innanzitutto ad un duo vincente costituito dal grande Manfredi e dalla bella Spaak, i quali battibeccano in questa commedia mettendo in scena vizi e lazzi delle coppie sposate italiane. Contestualizzando la vita coniugale anni Sessanta con il giusto piglio. per poi concretizzare in fotogrammi uno sguardo sul costume. Con la risultante di uno spaccato sociale che sconfina a volte nell’assurdo e che strappa più di qualche risata durante la visione, comprendente inoltre la partecipazione di comprimari d.o.c. quali la citata Buccella, Vittorio Caprioli e un non accreditato Lino Banfi alle prime armi.

 

Mirko Lomuscio