In dvd l’intensa poesia de I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini

Nel 1971 prese il via per mano di Pier Paolo Pasolini la cosiddetta “Trilogia della vita”, costituita da Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle mille e una notte (1974).

Un tris di titoli che portarono il noto cineasta emiliano al cospetto di sguardi letterari appartenenti ad autori quali Boccaccio, Geoffrey Chaucer e le più variegate leggende de Le mille e una notte.

Quindi, se con Il Decameron aprì le danze gettando un seme ironico nei racconti boccacceschi e tramite il conclusivo Il fiore delle mille e una notte riuscì addirittura a spiccare fra le note fantasiose di maghi e incantesimi, ne I racconti di Canterbury si trovò nel mezzo di leggende e realtà, prendendo di proprio pugno lo scritto omonimo di Chaucer per trasformarlo in un inno alla leggerezza esistenziale, tra alternanza di sesso, morte e amore.

Lo stesso Pasolini interpreta nella pellicola il ruolo dello scrittore inglese, inanellando per l’occasione una serie di episodi che si intrecciano nelle terre anglosassoni del Medioevo. Storie come quella di Sir Gennaio (Hugh Griffith) e della sua sposa Maggio (Josephine Chaplin), alle prese con la improvvisa cecità del primo; quella del Diavolo (Franco Citti) e del suo legame con l’inquisitore che ha ucciso un giovane omosessuale; quella del buffone Perkin (Ninetto Davoli) e del suo modo di mettere zizzania ad Oxford; quella dell’amante di Alison (Jenny Runacre), che si finge veggente pur di non essere scoperto dal marito di lei; quella del triste matrimonio dello studente di Bath chiamato  Giannozzo (Tom Baker); quella dei due studenti di Cambridge che seducono la moglie e la figlia del mugnaio, ma con l’aggravante di un esito imprevedibilmente tragicomico; quella dei tre brutali studenti e della loro fine al cospetto del Cupo Mietitore; infine, quella del frate e dell’angelo che lo condurrà al cospetto della Giustizia Divina, dopo aver commesso un grave reato agli occhi di Dio.

Storie che Pasolini seppe trasporre con quel piglio a lui tanto caro, in mezzo a facce marcate di vera borgata e immagini virate di poesia assoluta, inneggiando alla vita come solo il grande regista di Accattone ha saputo fare.

Questa esperienza ad episodi (come poi lo sono anche gli altri due film della “Trilogia della vita”) fa sì che lo spettatore si ritrovi avvolto in una magica visione, tra scelte stilistiche originali (la svolta chapliniana nell’episodio con Davoli) e guizzi narrativi senza eguali nei differenti modi di affrontare l’esistenza, di godere del sesso e di ammaliarsi di puro amore.

Pasolini riesce ad arrivare a tanto coinvolgendo il suo stuolo di collaboratori, tra attori feticcio (Davoli, Citti, Laura Betti nei panni della donna di Bath) e grandi artigiani della Settima arte (scenografie di Dante Ferretti, musiche di Ennio Morricone, fotografia di Tonino Delli Colli), più qualche gloria della Hollywood che fu (il Griffith premio Oscar per Ben-Hur di William Wyler).

I racconti di Canterbury, che vinse l’Orso d’oro come miglior film al Festival di Berlino del 1972, è edito in dvd da CG Entertainment (www.cgentertainment.it), con sezione extra rappresentata dall’estratto di ventiquattro minuti intitolato Per il puro piacere di raccontare, ovvero un’intervista a Roberto Chiesi, Responsabile del Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini Fondazione Cineteca di Bologna.

 

 

Mirko Lomuscio