È dalle figure dei due giovani amici Sean e Derek interpretati da Robert Sheehan e Carlito Olivero che prende avvio Bad samaritan, inedito cinematografico diretto nel 2018 dal Dean Devlin regista di Geostorm e sceneggiatore di Independence day di Roland Emmerich, che approda su supporto dvd italiano grazie a Blue Swan Entertainment.
Due amici che lavorano come posteggiatori presso un ristorante di lusso approfittando, però, della posizione registrata sul gps delle automobili dei facoltosi clienti per intrufolarsi nelle loro abitazioni a rubare mentre stanno consumando la cena.
Fino alla sera in cui Sean scopre una ragazza incatenata all’interno della casa del misterioso e arrogante Cale incarnato dal Doctor Who del piccolo schermo David Tennant.
Una scoperta che lo trascina in un vero e proprio incubo ad occhi aperti, in quanto prova più volte, senza successo, a spingere le forze dell’ordine a fare indagini sull’uomo; mentre quest’ultimo, a sua volta, non esita a cercare in ogni modo di distruggere la vita del ragazzo, prendendosela addirittura con le persone a cui vuole bene.

Del resto, man mano che la tensione cresce e che Devlin riesce nell’impresa di tenerla sempre ad alti livelli, tra intrusioni casalinghe, manipolazioni informatiche e addirittura omicidi Tennant regala una figura di psicopatico decisamente degna di nota.
Nel corso di una oltre ora e quaranta di visione che, mai prevedibile fino alla sua conclusione, non dimentica di concedere spazio anche alla spettacolarità portando in scena, tra l’altro, una colossale esplosione.
In fin dei conti, considerando la provenienza del regista dai set del sopra menzionato Roland Emmerich (non dimentichiamo che ha scritto e prodotto, tra gli altri, Stargate e Godzilla), ci sarebbe stato da stupirsi se fossero mancati fuoco e fiamme durante lo svolgimento di Bad samaritan.
Con nove scene eliminate – in versione originale priva di sottotitoli italiani – a fare da contenuto extra al disco, un serrato thriller fornito perfino di venature horror e che cattura dall’inizio alla fine, lasciando anche intravedere un certo (retro)gusto di critica sociale relativo all’eterno divario tra ricchi e classi economicamente precarie.
