In dvd rivive La “cosa” degli abissi, con Jack Scalia e R. Lee Ermey

Con il trailer originale quale contenuto extra, Quadrifoglio prosegue la propria riscoperta della celluloide di genere anni Ottanta su supporto digitale lanciando in dvd La “cosa” degli abissi, approdato nelle sale cinematografiche italiane nell’Agosto del 1990.

Con un titolo nostrano che intende chiaramente suggerire un mix tra La cosa di John Carpenter e Creatura degli abissi di Sean S. Cunningham, si tratta, in realtà, di The rift (letteralmente “la spaccatura”), chiaro tentativo di allacciarsi al filone horror subacqueo che, insieme a Leviathan di George Pan Cosmatos, fu proprio il secondo dei lungometraggi citati a portare al successo nella seconda metà del decennio reaganiano.

Tentativo che, co-prodotto da Spagna e Stati Uniti, vede al timone di regia Juan Piquer Simón, nome noto dell’exploitation iberica cui dobbiamo, tra gli altri, i viscidi lumaconi assassini di Slugs – Vortice d’orrore e il sanguinolento slasher Pieces, interpretato dall’Edmund Purdom di Fracchia contro Dracula.

Non a caso, è proprio quest’ultimo ad effettuare una breve apparizione nel corso della circa ora e venti di visione ambientata a bordo del sottomarino sperimentale Siren II, inviato alla ricerca del gemello Siren I, misteriosamente scomparso nelle acque scandinave.

Circa ora e venti di visione il cui ricco cast include tra i protagonisti il Jack Scalia poi divenuto noto soprattutto grazie alla serie televisiva Tequila e Bonetti, il Ray Wise di Robocop e R. Lee Ermey, indimenticato sergente Hartman del kubrickiano Full metal jacket.

Tutti calati in personaggi cui viene dedicata la progressiva presentazione durante la prima parte dell’operazione, in mezzo a modellini e artigianalità tipica di colui che si trova dietro la macchina da presa.

Tutti destinati ad imbattersi con un fungo dall’aspetto sinistro, frutto di un esperimento genetico che ha dato vita a mostruosi esseri pronti, ovviamente, a fare piazza pulita della razza umana.

Mostruosi esseri che, di conseguenza, dopo qualche piccolo accenno fanno la loro entrata in scena nel secondo tempo de La “cosa” degli abissi, rappresentando, come c’era da aspettarsi, il piatto forte dell’insieme.

Grazie soprattutto agli efficaci effetti speciali artigianali concepiti in economia da Colin Arthur, Basilio Cortijo e Carlo de Marchis, che, in un’epoca in cui la CGI non era ancora esplosa, si aggiudicarono addirittura il premio Goya (l’Oscar spagnolo). E non manca neppure un’indispensabile spruzzata di splatter.

 

 

Francesco Lomuscio