In dvd Terence Hill protagonista assoluto di …e poi lo chiamarono il magnifico

Nel 1972, quando ormai il successo del dittico western-comico formato da Lo chiamavano Trinità… e …continuvano a chiamarlo Trinità aveva fatto il suo corso nei box office di tutto il mondo, Terence Hill venne portato di nuovo al cospetto di una storia di frontiera dai risvolti ironici, senza però la presenza del compagno d’avventure Bud Spencer.

Per la regia di E.B. Clucher (alias Enzo Barboni), colui che consolidò la coppia e che creò, appunto, i film di Trinità, vide infatti la luce …e poi lo chiamarono il magnifico, incentrato su un ragazzo del West cresciuto lontano dai suoi luoghi natali tra le praterie, quindi per nulla selvaggio cowboy come il posto richiede di essere.

Anzi, il giovane Sir Thomas Fitzpatrick Philip Moore (Hill) è una persona educata, cresciuta nella lontana Inghilterra ma tornata negli Stati Uniti per una importante eredità: suo padre, ormai defunto, gli ha intestato la propria casa sita nel selvaggio West, affinché possa crescere là ed assumere i requisiti adatti per diventare un cowboy degno di questa classificazione.

Ad aiutarlo è un trittico di furfanti dal cuore d’oro composto da Bull Schmidt (Gregory Walcott), Monkey Smith (Dominic Barto) e Holy Joe (Harry Carey jr), cari e vecchi amici del padre, i quali si ripromettono di educarlo alle dure leggi di vita locali, al fine di evitare che faccia una brutta fine.

Quando si tratta di unire pistole, pugni e risate, il nome di Clucher è sempre una garanzia, grazie a quella sapiente maniera di miscelare il cinismo di frontiera con assurdità infantili, senza che l’uno sovrasti mai l’altro elemento. Una tecnica che ha sicuramente dato i suoi giusti risultati nel citato dittico di Trinità e che in …e poi lo chiamarono il magnifico viene ancora una volta sfruttata a dovere, regalando agli spettatori un altro spettacolo a base di grasse risate.

Con Hill protagonista assoluto, un lungometraggio la cui trama strizza l’occhio a famose storie ispirate alla figura del pigmalione, come My fair lady di George Cukor, ma invertendone l’iter: mentre là era una figura rozza a divenire raffinata tramite una dura e lunga educazione, nell’opera di Clucher avviene il contrario, trasformando un ragazzo di buone maniere in un rude pistolero, pur sempre dal cuore d’oro.

Una formula che risulta vincente e che in …e poi lo chiamarono il magnifico viene arricchita tirando in ballo quelle facce da spaghetti western (o fagioli western in questo caso) care ai fan del genere; in quanto, oltre al trio composto da Walcott (noto tra i cultori del trash per  essere stato protagonista di Plan 9 from outer space di Edward D. Wood jr.), Barto (già presente nel primo Trinità, tornerà al fianco di Hill anche nella serie tv Lucky Luke) e Carey jr. (volto caro al cinema di John Ford), abbiamo i caratteristi doc Riccardo Pizzuti, Sal Borgese e, non accreditato, Antonio Monselesan. Veri e propri marchi di fabbrica del cinema di Clucher/Barboni, che in questo caso fanno una grande differenza, innalzando non poco le sorti del film.

Mustang Entertainment (www.cgenmtertainment.it) lo riscopre su supporto dvd, accompagnato nella sezione extra da tredici minuti di intervista a Borgese.

 

 

Mirko Lomuscio