In prima linea: i fotoreporter testimoni dell’orrore della guerra

La guerra attraverso l’obiettivo di tredici fotoreporter. In prima linea è un documentario realizzato da Matteo Balsamo e Francesco Del Grosso, che hanno scelto di raccontare quello che, a volte, passa in modo distratto in tanti telegiornali.

Mostra quindi la guerra dove si spara e cadono le bombe ogni giorno ricorrendo a testimonianze dirette e terribili di chi subisce la violenza o di chi, invece, festeggia per la vittoria dopo un lungo assedio.

Le foto di guerra risalgono già dagli albori della Guerra civile Americana, ma diventano non poco significative soprattutto in questo nostro secolo dominato da interi social che basano ormai il loro linguaggio sull’immagine fissa. Forse, però, troppe fotografie, spesso, passano insieme ad altre milioni inutili e stupide.

Quindi, grande merito a due autori che hanno scelto con questo documentario, in modo molto intelligente, di andare oltre la foto del fotoreporter di guerra e di mostrarci il lato umano di una professione ricca di seri professionisti disposti a tutto pur di portare la verità sulle prime pagine.

In prima linea prende avvio da una camera oscura, dove ci vengono presentati i fotoreporter Isabella Balena, Giorgio Bianchi, Ugo Lucio Borga, Francesco Cito, Pietro Masturzo, Gabriele Micalizzi, Arianna Pagani, Franco Pagetti, Sergio Ramazzotti, Andreja Restek, Massimo Sciacca, Livio Senigalliesi e Francesca Volpi.  Tredici seri professionisti legati da storie apparentemente diverse, ma tutti accomunati dal loro lavoro. Prima di tutto persone appartenenti a generazioni differenti e caratterizzate da storie, stili, formazioni, trascorsi e approcci al lavoro.

La scelta dei due registi è quella di mostrarci il viaggio che parte dalla prima linea di fuoco per arrivare alla sfera privata dei reporter, dove, nell’intimità delle loro case, continuano a svolgere il lavoro selezionando foto e organizzando la nuova spedizione a livello logistico.

Un’attività tutt’altro che lucrativa rispetto agli enormi rischi che si corrono, ma scelta in modo consapevole da coloro che desiderano raccontare storie e, forse, in cuor loro speranzosi di poter cambiare proprio con un’immagine il corso degli eventi per svegliare le coscienze addormentate di chi segue inutili influencer in rete.

Tutta l’opera è scandita da immagini autentiche e fortissime, un vero reportage all’intero del documentario, una storia dentro altre storie che coinvolge ed emoziona e che ci spinge, poi, a cercare sul web il lavoro di questi professionisti che continuano a testimoniare le storture di un pianeta lanciato verso un luminoso futuro green pieno di rivoli di sangue di innocenti.

Difficile recensire un’opera che va semplicemente vista e consigliata a tutta alla vostra cerchia di amici di Facebook. In prima linea è qualcosa che va ben oltre il semplice documentario realizzato a dovere. Un qualcosa che  va visto e condiviso dallo schermo del vostro computer, commentato nel buio di una sala insieme agli altri spettatori distanziati e che resterà nel vostro bagaglio cinematografico. Vi farà dimenticare facilmente l’ultimo episodio della serie tv preferita o del blockbuster di supereroi e, come dice uno dei reporter intervistati, la speranza è che una delle sue foto rimanga impressa anche a chi l’ha vista in modo sfuggente. I due registi hanno centrato l’obiettivo.

 

 

Roberto Leofrigio