In viaggio con Adele: un delicato rapporto padre-figlia per un road movie tutto italiano

L’inaspettata notizia della morte di qualcuno che un tempo ci era stato caro può, a suo modo, essere alquanto scioccante. Ma è soltanto quando la persona appena scomparsa ha lasciato qualcosa, o meglio, qualcuno dietro di sé che, in un modo o nell’altro, è indissolubilmente legato a noi, che la nostra vita cambia totalmente.

E questo è ciò che accade in In viaggio con Adele ad Aldo Leone (Alessandro Haber), stimato attore teatrale con in programma un importante provino per il cinema con Patrice Leconte. Un giorno, inaspettatamente, l’uomo viene informato della morte improvvisa di una sua ex fiamma e, recatosi in Puglia per i funerali, viene a conoscenza del fatto che, dalla sua relazione con la defunta, era nata, a suo tempo, una figlia: Adele. La giovane (Sara Serraiocco) è una cosiddetta “ragazza speciale”, libera da freni inibitori e che indossa sempre un pigiama a forma di coniglio. Al fine di affidare sua figlia ai parenti più prossimi, dunque, Aldo intraprende con lei un lungo viaggio dalla Puglia fino a Roma, durante il quale entrambi avranno modo di conoscersi e di imparare molto anche su loro stessi.

Questo è ciò che avviene nell’opera prima di Alessandro Capitani – su sceneggiatura di Nicola Guaglianone -, che ha voluto mettere in scena attraverso un road movie tutto italiano un delicato rapporto padre-figlia riguardante anche il complesso tema del disagio mentale e che punta ad andare al di là di ogni immaginabile cliché. E la cosa in sé, pur senza particolari guizzi narrativi e restando nei canoni del road movie nostrano (particolarmente apprezzato in questi ultimi anni) sarebbe anche, a suo modo, discretamente riuscita.

Peccato che, però, a livello di scrittura vi siano diversi elementi di disturbo, come, ad esempio, lo stesso personaggio di Adele, non molto convincente e con non poche contraddizioni riguardo i sentimenti per le persone care (vedi la sua reazione quasi inesistente alla morte della madre, unita alla disperazione per l’allontanamento di Aldo).

Un aspetto che mal cela uno scarso approfondimento circa la sua condizione psicologica e che rende la giovane protagonista poco credibile e priva di pathos, malgrado la buona interpretazione della Serraiocco. Se a ciò uniamo scene totalmente gratuite che sembrano incollate a mo’ di collage all’interno della sceneggiatura stessa (vedi la tentata aggressione della ragazza da parte di tre bulli di periferia), ecco che l’intero lavoro finisce per perdere inevitabilmente parecchi punti.

Una scrittura a tratti sbrigativa e raffazzonata, dunque, unitamente a una resa complessiva che, pur con il desiderio iniziale di dar vita a qualcosa di nuovo, non riesce a distinguersi all’interno dell’elevato numero di commedie del genere che ogni anno vengono prodotte in Italia, fa sì che In viaggio con Adele rischi di finire pericolosamente nel dimenticatoio collettivo, immediatamente dopo la sua permanenza in sala.

 

 

Marina Pavido