Inheritance: l’Eredità Scomoda del regista Vaughn Stein

“E’ l’inizio della fine”.

Inheritance. Eredità, in italiano. Di solito quando si riceve un’eredità, soprattutto se si appartiene a una delle famiglie più facoltose ed in vista di New York, non può che essere un piacere. Ma non sempre è così. Talvolta si ricevono eredità di cui avremmo centomila volte fatto a meno. Proprio su questo ruota il bel thriller del 2020 Inheritance, del regista americano Vaughn Stein, già noto per il thriller Terminal del 2018 interpretato da Margot Robbie e Simon Pegg, attore, quest’ultimo, che è protagonista anche del film da noi oggi preso in esame.

Lauren Monroe è un giovane avvocato che lavora come procuratore distrettuale ed appoggia il fratello, membro del congresso, nelle imminenti elezioni. Alla morte del padre la famiglia si riunisce per la lettura del testamento: alla madre, Catherine, viene lasciata l’intera proprietà, al figlio William 20 milioni di dollari ed a Lauren solo un milione, ed una busta contenente una chiave ed una chiavetta USB dalla quale la giovane apprenderà che il padre ha uno scheletro nell’armadio molto pericoloso, che ha deciso di lasciarle in eredità, in quanto figlia maggiore: “la risposta”, dice l’uomo nel video con cui si accommiata dalla figlia, “è sotto il tuo fortino, ma ricorda: la verità deve restare sepolta”. La giovane scaverà quindi nel punto del giardino in cui da piccola giocava con le bambole e farà una sconcertante scoperta: un uomo incatenato vive là sotto, dice di chiamarsi Morgan, e sa tanto, tantissimo di suo padre e della sua famiglia. Lauren si troverà nella difficile situazione di dover decidere quale sia la cosa giusta da fare: fidarsi di Morgan e liberarlo o lasciarlo marcire per sempre in fondo al bunker?

La pellicola inizia in modo super caotico, con un montaggio apparentemente disordinato che sovrappone e mischia insieme flashback e momenti di vita quotidiana della giovane protagonista, del padre e del fratello. Se tutto ciò confonde e non invoglia, tuttavia fa subito pensare a un film dal ritmo serrato, dettaglio che porta a proseguirne la visione. Ed in effetti, per quel che mi riguarda, non ci se ne pentirà. Gli enigmi della morte di Archer Monroe in circostanze misteriose, e la strana eredità lasciata alla giovane Lauren, alzano l’asticella dell’attenzione, tenuta su anche dalle ottime performance attoriali. Ad interpretare la stilosissima protagonista troviamo l’attrice inglese Lily Collins, figlia del batterista dei Genesis Phil Collins, la Biancaneve del film omonimo di Tarsem Singh del 2012, al fianco di Julia Roberts, che ritroveremo in ruoli di prestigio in pellicole quali Ted Bundy – Fascino Criminale di Joe Berlinger (2019) a fianco di Zac Efron e Tolkien di Dome Karukoski (2019).  La Collins ben si cala nei panni di una giovane donna alla quale vanno stretti i vincoli che cerca di imporle l’ingombrante famiglia, tanto da sfidare l’autorità paterna decidendo di divenire procuratore distrettuale e di sposare un uomo di colore. Tuttavia il suo legame con la madre ed al fratello è forte, e sarà per proteggere la famiglia che si spingerà ad azioni delle quali non si sarebbe creduta capace. Ad interpretare la madre, Catherine, troviamo la Lucilla de Il Gladiatore, l’attrice danese Connie Nielsen, mentre il fratello ha il bel volto dell’attore americano Chace Crawford, lo spassoso Abisso della serie televisiva The Boys. Ma il personaggio sicuramente più interessante e criptico di Inheritance è lui, Morgan, l’uomo del bunker, che da anni non vede la luce del sole, capace di suscitare paura, ribrezzo, ma anche pena e tenerezza, tutti sentimenti che la giovane Lauren attraverserà durante il suo periodo di conoscenza dell’uomo. Ad interpretarlo troviamo il fantastico attore britannico Simon Pegg, caratterista e comico, che qui (come altrove) saprà dimostrare come sia assolutamente portato anche per i ruoli altamente drammatici. Facente parte anch’esso della scuderia della fortunata serie tv The Boys, lo si ricorda soprattutto per essere stato Shaun nella commedia horror del 2004 L’Alba dei Morti Dementi, di Edgar Wright. Pegg, che per il ruolo si è sottoposto ad un duro allenamento e ad una dieta ferrea durata sei mesi, che gli hanno permesso di perdere 12 chili di peso e di ridurre di quasi il 10% il grasso corporeo, dà vita qui ad un personaggio altamente stratificato, profondo come un nero abisso, che vive in un bunker e si allena giornalmente per ore ripetendo a memoria la ricetta della torta al limone. Che cosa nasconde? Quali sono i segreti così importanti di cui l’uomo è detentore, e che Archer aveva raccomandato alla figlia Lauren di mantenere sepolti?

Dalla location incantevole della villa padronale al buio ed umido sotterraneo, il film si svolge essenzialmente senza grossi cambiamenti di prospettiva, eccetto per alcune scene girate in tribunale. Questo dualismo è poi quello che vive interiormente la protagonista, combattuta tra il terrore che Morgan possa fare del male alla sua famiglia e l’amore per la giustizia, che esercita giornalmente, e che la spinge a liberarlo per riscattarlo dalle angherie fattegli subire per anni dal padre. La decisione da prendere non sarà semplice, anche se, una volta presa, il twist finale si rivelerà abbastanza scontato, cionondimeno non meno gradevole. Inheritance è un film dalla bella tensione, che, nonostante talvolta il ritmo rallenti un po’ in maniera quasi spasmodica, si mantiene tuttavia intatta fino alla fine, quando ormai i più avvezzi al genere avranno già capito dove Stein voglia andare a parare. Il colpo di scena finale è comunque, nonostante sia intuibile, molto d’impatto, e non lascia indifferenti. Vale la pena guardarlo fino in fondo e non perdersi nelle teorie che forse si possono aver fatto durante la visione, convinti di aver capito tutto e subito. È intuibile, sì, ma certamente ben orchestrato, e Pegg sa renderlo memorabile. Occasione forse in parte sprecata, si sarebbe potuto giocare ancora di più sul torbido e sul misterioso, ma alla fine il film riesce ad essere discreto, nonostante tutto.

Certo è vero che i personaggi sono parecchio illogici ed insensati nei loro comportamenti, a partire da Archer, che rinchiude un uomo nel seminterrato per vederlo soffrire per una vita intera, facendo credere a tutti che sia sparito nel nulla, quando avrebbe potuto, con maggior facilità, farlo fuori e farlo sparire definitivamente. Così com’è illogico il comportamento di Lauren, che si sobbarca di tale eredità senza parlarne né alla madre né al fratello che, se lo avessero saputo per tempo, probabilmente avrebbero potuto evitare tutta una serie di conseguenze. Ma, si sa, quando si guarda un giallo, un thriller, un horror, è indispensabile saper mettere in atto la sospensione dell’incredulità, perché se in questi generi tutti si comportassero in maniera logica probabilmente il film durerebbe mezz’ora e non sarebbe certo così avvincente o coinvolgente.

Thriller di tipo psicologico, indaga nell’anima e nei malesseri, nei desideri e negli scontenti dei protagonisti, soprattutto ovviamente Lauren e Morgan, ma non tralasciando di tratteggiare gli arrivisti Archer e William, la debole e sperduta Catherine, e persino il marito di Lauren, Scott, che fa fuoco e fiamme ma poi si placa in un attimo, senza cercare di scavare a fondo e capire cosa stia succedendo all’adorata mogliettina. Insomma, più buone intenzioni di quelle che si riescono a trasporre, ma bisogna anche tener conto che Vaughn Stein è solo al suo secondo lungometraggio, ed ha gestito meglio che ha potuto le risorse che aveva a disposizione. Il mistero costruito dallo scrittore/sceneggiatore Matthew Kennedy fa presa fin da subito, rapisce, ti tiene incollato al divano, non ti permette chiusure di palpebre, fa colpo anche se non è completamente plausibile, la regia e la fotografia sono molto curate e prive di sbavature, pur non brillando per chissà quali trovate artistiche, e gli attori sono decisamente ben diretti, considerando che il regista è un semi-esordiente. Dunque, nonostante gli evidenti limiti, soprattutto di sceneggiatura, Inheritance è comunque un buon thriller che non annoia mai, fila liscio fino alla conclusione per le sue quasi due ore di durata, e l’interpretazione degli attori ed il mistero da svelare lo rendono gradevole ed incalzante. Non sarà il filmone d’autore che forse qualcuno si aspettava, ma un film da gustarsi senza troppi pregiudizi e preconcetti, senz’altro sì.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Amazon Prime Video, Apple TV, Google Play Film, YouTube e Rakuten TV, ed in dvd e blu-ray Blue Swan.

https://www.imdb.com/it/title/tt7923220

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