Prima che, superato il titolo introduttivo, ci si sposti a vent’anni più tardi, è nella Pittsburgh del 1999 che si svolge il prologo di Insidious – Fuori dall’Altrove, sesto capitolo della saga horror iniziata da James Wan – artefice del franchise Sawe regista di Aquaman – nel 2010 e approdato nel 2023 a Insidious – La porta rossa, esordio dietro alla macchina da presa per Patrick Wilson.
Il Patrick Wilson protagonista dell’intero franchise ad esclusione del prequel Insidious 3 – L’inizio di Leigh Whannell e, appunto, di questo nuovo tassello che, con Wan come di consueto figurante tra i produttori, porta la firma del Jacob Chase che in fatto di film di paura si era occupato di Come play – Gioca con me.

Tassello il cui citato prologo tira immediatamente in ballo una situazione mirata allo spavento che vede coinvolte una madre e la figlioletta Gemma; la quale, una volta adulta, possiede i connotati di Amelia Eve e apprendiamo essere una dentista e giovane genitrice destinata a scoprire all’interno della casa in cui è cresciuta la possibilità di viaggiare nell’Altrove. Quell’Altrove che, a cominciare dal capostipite chiaramente influenzato da classici in fotogrammi a base di dimore infestate quali Amityville horrordi Stuart Rosenberg e Poltergeist – Demoniache presenzedi Tobe Hooper, abbiamo imparato a conoscere come regno-purgatorio delle anime perdute. Fino al momento in cui una malvagia identità comincia a darle la caccia; man mano che, come c’era da aspettarsi, prima in sogno e poi attraverso la tatuatrice Claire alias Maisie Richardson-Sellers, in Insidious – Fuori dall’Altrove fa ritorno l’immancabile Lin Shaye nei panni della defunta sensitiva Elise Rainier. Mentre a completare la galleria di personaggi principali abbiamo il poliziotto Nick incarnato da Brandon Perea, nel corso di una oltre ora e quaranta di visione che, tra accoliti e corrieri, arriva ad introdurre la figura di il Cyrus di Sam Spruell che ricorda curiosamente, in fatto di look e vicenda che lo riguarda, l’omonimo carismatico leader de I guerrieri della notte.

E, se a gettare i primi semi di atmosfera sinistra provvedono tre misteriosi anziani individui sgradevoli alla vista che si aggirano per le strade del quartiere, a scandire la narrazione è una serie di sequenze volte chiaramente a trasmettere paura nello spettatore. Da quella claustrofobica dei cunicoli sotto al divano al momento in cui ci si concentra su una piuttosto disgustosa visita odontoiatrica. Tutte sequenze che, come pure la spettacolare parte conclusiva pullulante di presenze quasi zombesche, vantano una pregevole messa in scena ma funzionano se prese singolarmente. In quanto, con un’ultima chicca posta durante lo scorrimento dei titoli di coda, pur risultando più godibile e originale di precedenti episodi come Insidious – L’ultima chiave di Adam Robitel e il già menzionato quinto, non privo di scivolate nella comicità involontaria Insidious – Fuori dall’Altrove non si discosta molto da un ennesimo lungo assemblaggio di apparizioni spettrali e jump scare in grado di stupire, con ogni probabilità, soltanto i profani del genere.