
Dal 3 ottobre 2025 è disponibile Come stella cadente, il nuovo singolo di 4Grigio, cantautore romano ormai di casa a New York. Dopo aver catturato l’attenzione della scena indie italiana con i suoi primi singoli e l’EP Mondo, l’artista torna con una ballad dream pop che aggiunge un tassello importante al suo percorso musicale.
Il brano si distingue per un intreccio raffinato di sonorità: rhodes e pad si fondono con chitarre acustiche ed elettriche, creando un’atmosfera sospesa e onirica, mentre cori soffusi, accenti di piano e riff delicati accompagnano un crescendo che porta a un finale etereo. È un brano che respira di notte, con un equilibrio unico tra leggerezza e profondità.
Ma oltre alla ricerca sonora, Come stella cadente colpisce per il suo messaggio. Il testo racconta la storia di un uomo che, dopo un lungo periodo di solitudine e apatia, ritrova la forza di vivere grazie all’incontro con una donna capace di risvegliare in lui emozioni sopite. È una canzone di rinascita e apertura al mondo, che parla di amore come energia vitale.
Dietro la semplicità delle parole si nasconde un’esperienza universale, quella della scoperta di un sentimento che cambia la percezione delle cose e riporta luce anche nei momenti più grigi. Musicalmente, la canzone raccoglie suggestioni vintage che si intrecciano con un approccio moderno, dimostrando la capacità di 4Grigio di muoversi tra passato e presente senza perdere originalità.
Il percorso dell’artista è iniziato nel 2024, anno in cui ha pubblicato i suoi primi quattro singoli e l’EP Mondo. Brani come Non torna più, Occhi stanchi o La mia città hanno posto le basi di un linguaggio musicale personale, che si è consolidato con Altrodove, il singolo che lo ha fatto conoscere a un pubblico più ampio. Il 2025 ha visto la pubblicazione di diverse canzoni, tra cui All’anno che se ne va e Quando non c’eri tu, fino ad arrivare a Come stella cadente, che segna una tappa significativa verso il suo secondo album in uscita.
4Grigio, con il suo stile che miscela influenze elettroniche anni ’80 e indie pop anni ’90, continua a tracciare un percorso personale e riconoscibile. Dopo brani come Altrodove e All’anno che se ne va, questo nuovo singolo rappresenta una conferma della sua capacità di muoversi tra intimità e universalità.
In attesa del suo secondo album, che vedrà la luce nei prossimi mesi, abbiamo incontrato l’artista per parlare di questo nuovo progetto e del suo viaggio musicale.
Come stella cadente è una ballad dal sound sospeso e onirico. Come sei arrivato a definire l’arrangiamento e le sonorità di questo brano?
La prima bozza del testo è nata di notte, durante un momento di riflessione stimolato dalla quiete di quelle ore. Forse anche per questo ho voluto che la produzione trasmettesse quell’atmosfera intima e raccolta, legata al tema della rinascita silenziosa di un’anima. Ho cercato un equilibrio tra elementi elettronici vintage e strumenti suonati: il rhodes, con il suo timbro senza tempo, evoca subito un mood sospeso, mentre le chitarre contribuiscono a rafforzare quell’ambiente sonoro. La batteria introduce un contrasto con il suo rullante secco e i filler che accompagnano le transizioni tra le varie sezioni del brano. Nel finale la canzone cambia completamente, portando l’ascoltatore in una dimensione “subacquea”, fatta di lunghi riverberi e sintetizzatori.
Il testo racconta la rinascita dopo un lungo periodo di solitudine: quanto c’è di autobiografico e quanto invece di narrativo in queste parole?
Di solito i miei testi non sono del tutto autobiografici, ma contengono sempre tracce di esperienze personali. Credo che molti abbiano provato quella sensazione di rinascita che un nuovo amore porta con sé: ti accorgi che anche i luoghi familiari appaiono diversi, quasi rinnovati. C’è una curiosità nuova, il desiderio di mettersi in gioco, di provare esperienze diverse, e a volte ci si sente persino invincibili. Mi interessava raccontare proprio questo intreccio di emozioni, usando un linguaggio che fosse al tempo stesso poetico e semplice, come semplice e spontaneo è il modo in cui certe sensazioni vengono vissute.
La tua musica unisce atmosfere elettroniche anni ’80 e indie pop anni ’90: in che modo queste influenze hanno guidato la scrittura e la produzione del singolo?
In questo periodo sono molto attratto dal punto d’incontro tra musica elettronica e strumenti suonati. Siamo in una fase ibrida: l’electropop sembra aver raggiunto il suo apice, e le chitarre – sia acustiche che elettriche – stanno tornando a farsi spazio anche nelle produzioni più mainstream. È un fenomeno che ricorda la metà degli anni ’90, quando le sonorità grunge vennero gradualmente integrate nel pop. Trovo questa fusione particolarmente stimolante e credo che nel brano funzioni in maniera naturale.
Questo brano anticipa il tuo secondo album. Cosa puoi anticiparci del nuovo progetto discografico e della direzione che stai seguendo?
Posso dire che l’album è quasi terminato, siamo alla fase finale. Conterrà tutti i singoli pubblicati dopo il mio primo lavoro, insieme a diversi inediti. Ci sarà spazio per brani più elettronici e per altri più ibridi, quindi rispetto al mio album precedente rappresenta un’evoluzione, sia dal punto di vista sonoro che tematico. I contenuti saranno vari, così come le atmosfere.
Vivendo a New York ma portando con te le radici romane, come queste due realtà influenzano la tua vita quotidiana e la tua creatività artistica?
C’è molto di romano e di italiano nella mia musica, a partire dal modo di cantare, che rimane appassionato e con timbriche calde. Anche l’attenzione alle melodie, ai giri di accordi e alle armonizzazioni è legata alle radici italiane. Le influenze americane emergono invece nell’impianto pop delle mie canzoni: l’uso dei synth anni ’80, le ritmiche, i fraseggi melodici. Alcuni testi hanno un’impronta anglosassone, anche se in generale rimango vicino al cantautorato italiano. Sul piano personale vivo quotidianamente questa doppia identità: mi sento sospeso tra due mondi, appartengo a entrambi e al tempo stesso a nessuno dei due. L’aspetto più positivo è la capacità di adattarmi a situazioni diverse, grazie al bagaglio culturale che ho accumulato negli anni.
