Intervista a Barbara Magnolfi: “Suspiria” ed oltre, viaggi nel cinema

Barbara Magnolfi è un nome che risuona forte tra gli appassionati di film di genere italiano, in particolare del thriller e dell’horror anni ’70-’80. Attrice carismatica e intensa, è diventata un’icona cult grazie al suo ruolo in “Suspiria” di Dario Argento (1977), dove ha interpretato la misteriosa Olga, lasciando un’impronta indelebile nella memoria degli spettatori. Ma la sua carriera va ben oltre. Magnolfi ha lavorato con registi come Ruggero Deodato, Sergio Martino, Aldo Lado, Enzo Milioni e Gianni Martucci attraversando con eleganza e personalità il panorama cinematografico europeo tra gli anni ’70 e ’80.

Barbara, partiamo dall’inizio. Com’è nata la tua passione per la recitazione?

Fin da quando ero piccolissima, giocavo in una stanzetta dove c’era una vecchia grande macchina da scrivere e io ci mettevo dei fogli di carta e schiacciavo i tasti. Non sapevo ancora né leggere né scrivere, ma comunque mi divertivo a immaginare e recitare quello che avevo scritto sulla pagina. Credo che la mia immaginazione mi abbia salvato! Volevo raccontare storie per far sognare la gente, per farla pensare, per farla ridere o piangere, ispirarla e farle vedere altre realtà, altri punti di vista! Iniziai con la danza classica, poi continuai col recitare poesie a scuola e poi il teatro e così via. Diventò sempre più chiaro che era quello che amavo fare, la mia passione.

Barbara Magnolfi e Dario Argento fotografati da Jared Cowan

Il tuo ruolo in “Suspiria” ti ha resa un’icona: che ricordo hai di quel set e di Dario Argento?

Sì, “Suspiria” mi catapultò in cima, improvvisamente diventai famosissima! Non me lo immaginavo, in un certo senso non ero pronta per questo. Sul set c’era sicuramente la sensazione che stavamo facendo qualcosa di grande, di potente. Forse per la presenza di una vera diva di Hollywood e di talenti strepitosi, oltre alla Bennet, Alida Valli, Jessica Harper, Udo Kier! Mi ricorderò sempre il mio primo giorno di riprese agli studios De Paolis, ero al settimo cielo e allo stesso tempo nervosissima, ma stranamente dopo poco il nervosismo passò e mi trovai all’altezza. Con Dario creammo il personaggio di Olga! Dario è un perfezionista e anche io richiedo molto da me stessa, quindi ci fu subito un’intesa! “Suspiria” è stato magico!

Con Marc Porel sul set del film di Gianni Martucci: “Milano Difendersi o Morire”

Cosa hai imparato di te stessa grazie ai personaggi che hai interpretato?

Ho imparato o, meglio, ho scoperto, che si può attingere a una conoscenza infinita in se stessi e tutte le informazioni necessarie sono lì per poter creare qualsiasi personaggio!

Foto di Ray Kachatorian

C’è un’emozione che fai più fatica a mostrare davanti alla macchina da presa? E nella vita?

Non so, forse un po’ faccio fatica nelle scene d’amore o di sesso, dato che è una situazione un po’ strana e innaturale sul set. Nella vita, forse un po’ faccio fatica ad arrabbiarmi con qualcuno, la collera mi sembra stupida e preferisco sempre comunicare e cercare di risolvere!

All’Egyptian Theater a Hollywood con i fan dopo la proiezione di Suspiria

Che rapporto hai con i numerosi fan presenti a ogni festival che fanno la fila per incontrarti?

Bellissimo! È meraviglioso incontrarli, sentire le loro storie su “Suspiria”, quando l’hanno visto la prima volta, perché gli è piaciuto tanto “Olga”, perché “Suspiria” e il mio ruolo li hanno ispirati a fare quello che hanno deciso di fare. Faccia a faccia, vedere l’effetto creato è qualcosa che nel teatro sperimenti direttamente col pubblico, ma nel cinema no, e quindi quando incontri i fan hai modo di constatarlo e questo è prezioso!

C’è qualcosa che avresti voluto dire a un regista o a un collega ma non l’hai mai fatto?

Avrei voluto dire a un regista, di cui non faccio il nome e con cui comunque mi rifiutai di lavorare, che fermarsi al mio aspetto fisico e non andare oltre per scoprire tutto quello che potevo fare e il mio talento, era sminuirmi come donna, come essere e come attrice!

Qual è il tuo rapporto con la solitudine?

Beh, dipende da quale tipo di solitudine penso. Con la solitudine decisa da me, ottimo, quel tipo di solitudine che amo per ritrovarmi, per immergermi nella natura, meditare e ricaricarmi; è essenziale! Ma la solitudine che puoi provare anche se sei in mezzo a tanta gente o in una famiglia, quella è brutta e l’ho sperimentata. Essenzialmente è un’assenza di connessione!

C’è un gesto semplice, quotidiano, che per te ha un valore profondo?

Riconoscere e rinforzare quello che è positivo nella mia vita e la gratitudine. Ascoltare e incoraggiare gli altri.

Con Tilda Swinton

C’è un sogno, anche piccolo, che non hai ancora realizzato?

Sì, anche più d’uno, non si può smettere di sognare! Per esempio, tornare a lavorare ancora in Italia e avere una casa lì. Pubblicare presto la mia autobiografia con l’augurio che sia di aiuto a quelli che hanno un sogno da realizzare.

Barbara, la nostra intervista termina qui, grazie per esserti raccontata su Mondospettacolo!

Grazie a te, Barbara!

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