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Cari lettori di Mondospettacolo, oggi vi portiamo nel cuore di un monologo teatrale che promette di lasciare il segno: “Hostages”, con la straordinaria Cloris Brosca. Attraverso questa conversazione esploriamo i temi profondi di solitudine, delirio e riscatto umano che animano lo spettacolo, in scena a Napoli e Roma. Ecco lo scambio, autentico e rivelatore, che cattura l’essenza di un’opera destinata a emozionare.

Come è nata la tua connessione con il ruolo di questa donna detenuta in un ospedale psichiatrico giudiziario? Cosa ti ha colpito di più nel testo di Antonio Prisco?

Leggendo, anzi ascoltando per la prima volta il testo dalla voce dell’autore, Antonio Prisco, ho sentito immediatamente interesse ed empatia per la protagonista di questo monologo, e da subito l’ho vista come un personaggio reale con cui mi veniva voglia di confrontarmi. La cosa che mi ha colpito di più del testo è stata proprio la scrittura, fatta di parole che, come in poesia, vengono usate in modo evocativo, parole di uso comune che però vanno oltre la semplice descrizione della realtà, per dare accesso al mondo visionario e contraddittorio della protagonista.

Il monologo mescola delirio poetico, ricordi degli anni ‘80 e una forte denuncia sociale. Come hai preparato un personaggio così complesso, che passa da strampalati racconti romani a riflessioni universali sulla perdita dell’umanità?

Ho cominciato ad ascoltare i racconti dal personaggio e sentire cosa facevano risuonare nella mia vita. Posso forse spiegare meglio il mio percorso creativo dicendo che è simile a quanto, da spettatrice, ha percepito un’amica che è venuta a vedere una prova aperta: “Pur non avendo mai avuto problemi inerenti a disagio mentale o abuso di sostanze, ho sentito che la protagonista raccontava qualcosa che mi riguardava.”

Il titolo “Hostages” evoca ostaggi metaforici dell’anima e della società. Cosa speri che il pubblico porti via da questo spettacolo, soprattutto nelle date di Napoli e Roma?

Spero che il pubblico possa portare a casa uno sguardo, uno sguardo di apertura verso le persone che incontriamo ogni giorno, quelle che non conosciamo e quelle che crediamo di conoscere.

Dopo una carriera ricca di ruoli iconici, dal teatro con maestri come Eduardo De Filippo e Gigi Proietti alla TV che ti ha resa leggendaria, cosa ti spinge a scegliere progetti così intensi e personali come “Hostages”?

Penso che progetti come “Hostages” siano gli unici che valga veramente la pena di mettere in scena, gli unici che mi accendono la voglia di impegnarmi lavorativamente, creativamente, artisticamente.

Come è stata la collaborazione con Antonio Prisco, autore e regista dello spettacolo, e con Giovanna Venzi per il disegno luci? In che modo hanno contribuito a dare forma a questa storia?

Antonio è appassionatissimo, ama il suo testo e ne riconosce, senza false modestie, il valore e, anche per rispetto alle situazioni e alle persone reali che gliel’hanno ispirato, è stato accurato e inflessibile fino all’inverosimile durante il percorso della messa in scena. Giovanna Venzi è un’artista delle luci, una persona veramente sensibile che si mette completamente a disposizione del testo e della collaborazione creativa con il regista e con quanti fanno parte del progetto. Tra l’altro la sua precisione e il suo impegno nel lavorare finiscono per illuminare anche altri ambiti dello spettacolo intorno a lei. È un piacere averla accanto.

In un contesto contemporaneo, dove temi come l’isolamento e la salute mentale sono diventati centrali dopo la pandemia, come credi che “Hostages” dialoghi con il pubblico di oggi?

Ho sentito più di una persona dire che le persone sono peggiorate dopo la pandemia. Parecchi parlano di una maggiore chiusura e aggressività nei rapporti. Io francamente non l’ho notato, ma sicuramente, soprattutto nelle città, abbiamo una vita frettolosa che spesso ci porta a vedere, in questa continua corsa contro il tempo, gli altri come degli ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi. Mi piacerebbe che ascoltare i discorsi della protagonista di Hostages, il suo anelito alla libertà, possa farci riflettere su quanta bellezza c’è intorno a noi, bellezza di luoghi e di persone che non ci diamo il tempo di vedere.

Fonte: Esclusiva per MondoSpettacolo.com
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