Intervista a Luca Bonaffini

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Oggi andiamo a conoscere questo cantautore poliedrico, figlio ed erede di un’epoca cantautorale che forse non si ripeterà mai. Luca Bonaffini canta di protesta e d’amore girando alla larga da prese di posizioni decise o schierate.

Cantautore di terza generazione, cioè l’ultima!

“Sono nato in un paese di miraggi traspadani, tra le stelle di Fellini e i dischi degli Inti Illimani”, è una frase di una sua canzone, si sente più fratello o figlio di quella generazione, ideologicamente parlando?

Ormai un lontano parente. 50 anni di un novecento fa sono tantissimi. Basta rileggere testi che ho scritto a mano negli anni 1980 (come “Diari Blu” o “A casa”) e dovere stampare quelli più recenti dal PC che magari è pure in coma. Oggi siamo tra le stelle di Google i gli MP3 di Amazon!

Quanto è cambiato il suo modo di comporre ora, a differenza di quando scriveva negli anni di “Oracoli” o del ” Il ponte dei Maniscalchi”…

Nulla. Ho solo maggiore consapevolezza delle mie capacità e dei miei limiti. Ma io sono sempre simile a me stesso. E quando ho voglia di dire qualcosa, imbraccio lo strumento e parto.

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Ha dedicato un periodo di tempo omaggiando il suo collega e amico Pierangelo Bertoli ed ora ecco che riprende il suo stile musicale ben definito e riconoscibilissimo. Quale è stato l’ingrediente essenziale che ha fatto amalgamare il lavoro di due artisti così diversi nel modo di porsi, un Bonaffini così delicato e un Pierangelo così deciso, spesso molto duro e senza paura?

L’urgenza di base. L’amore per i diritti civili e per musica. La stima reciproca e, forse, la sensibilità poetica.

Chi è Luca Bonaffini in realtà, qual è l’essenza predominante che si può trovare in tutti i suoi testi?

Non lo so. Una cosa è certa: io resto sempre quel ragazzino smarrito con testa tra i banchi di scuola che sognava una vita alata. Certo, ho scoperto l’uso dei piedi e quindi, invece di volare, oggi cammino.

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E’ nata C7 ART & MUSIC, vuole presentarcela?

Piacere, C7. Sono un’etichetta discografica dotata di confort e ricchi cotillon. I miei due papà si chiamano Luca Bonaffini e Alberto Grizzi, sono nata a Mantova nel maggio 2016 e ho tanta voglia di diventare grande. E il 2017 per me sarà l’anno delle sfide.

Luca Bonaffini un cantautore di difficile collocabilità come si definisce nel libro intervista  ” LA PROTESTA E L’AMORE conversazioni con Luca Bonaffini” che l’autorevole scrittore Mario Bonanno le ha dedicato. Se dovesse scegliere, in quale dei suoi molteplici ruoli artistici vorrebbe essere collocato…e ricordato?

Cantautore va benissimo. Ma se dovessi essere ricordato perché improvvisamente impazzisco e scopro la cura contro una malattia rara mi andrebbe benissimo. Se devo essere dimenticato, invece, mi va bene uguale. Tanto la memoria è sempre incompleta.

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Luca Bonaffini torna a teatro tour 2017…Quando e da cosa è nata questa idea di riportare nei teatri la canzone di protesta? 

Protesta e amore, per essere precisi. Entrambe insieme, come doppia possibilità di comunicazione di un sentimento. Gli anni tra le stelle di Fellini e i dischi degli Inti Illimani erano questo. Racconterò la mia storia inserita nella Storia. Citazioni di brani celebri ispiratori anche di mie ballate. Insomma la mia protesta, il loro amore, i miei amori e le proteste di allora.

Lei vanta di collaborazioni molto importanti, tra queste c’è appunto anche quella con Claudio Lolli, che ha anche curato la prefazione del libro, vuole raccontarci di questa esperienza, e cosa le ha lasciato?

Conobbi Claudio nel 1980, andavo ancora a scuola. Lo conoscevo dalle musicassette pirata e dalle radio libere attive politicamente. In compagnia scoprivamo e cantavamo le canzoni di Guccini, De Andrè, Bertoli (che erano molto in vigore) ma anche dei meno popolari. Tra questi Lolli. Poi l’ho incontrato nell’ambiente discografico e solo dopo vent’anni ha partecipato a un mio album come autore, interprete e canta-attore (Il ponte dei maniscalchi 1999). Ci siamo persi, un po’ come è accaduto alle ideologie importanti della nostra generazione politica. Poi, ritrovati – grazie a Mario Bonanno – nella sua nota introduttiva al mio libro. Ma è sempre la protesta e l’amore a legarci: come lui stesso definì “due facce della stessa passione”.

Alessandro Cunsolo