Intervista a Maria Rosaria Petti, autrice di Black Square. La fuga del giovane Holden

È recentemente uscito per la collana L’Erudita di Giulio Perrone Editore, Black Square. La fuga del giovane Holden, romanzo fantasy della scrittrice Maria Rosaria Petti, qui alla sua quinta fatica letteraria.

Abbiamo incontrato la scrittrice proprio per parlare di questo suo interessante lavoro (un ringraziamento speciale all’ufficio stampa Chiara Nucera).

Maria Rosaria, parlaci un po’ di te…

Sono una ragazza degli anni Sessanta… e appartengo a una generazione che considerava un libro un amico prodigioso per non sentirsi mai soli.

Cosa è Black Square. La fuga del giovane Holden?

È la storia di un’evasione dai libri di alcuni grandi personaggi letterari. Fuggono per diventare persone, per cominciare a crescere, per poter determinare il loro destino, per uscire dalla gabbia di una vita già scritta.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo?

La storia di un quadro nero che si trova nel museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, l’unica macchia buia tra mille quadri di colore acceso. Nella mia immaginazione è diventato un passaggio segreto che mette in comunicazione dimensioni spaziali e temporali diverse: un interruttore per spegnere la storia e farla ripartire.

Come mai l’idea di usare grandi protagonisti della letteratura per un tuo libro?

I grandi protagonisti dei romanzi hanno ottimi motivi per aspirare a diventare persone. Specie se, come nel caso del mio romanzo, sono molto giovani, innocenti, oppressi da lutti e guerre epocali. Loro aspirano semplicemente a vivere.

Che messaggio hai voluto mandare raccontando questa storia?

I romanzi generalmente non si scrivono per mandare messaggi, ma per seguire il tracciato di una ispirazione che ti è venuta a cercare. Il messaggio non è mai un obiettivo, semmai è una involontaria conseguenza.

 

Cosa c’è di tuo in questa storia e nei personaggi? Ti rivedi in qualcuno di loro?

C’è sempre qualcosa di mio nei miei personaggi. Io sono loro e loro sono me. Ci scambiamo pagina dopo pagina tratti di vita e si crea un rapporto di reciprocità.

Che tipo di lettrice sei? E che tipo di spettatrice sei, visti i forti richiami al cinema all’interno del libro?

Sono una lettrice e spettatrice seriale fin dall’adolescenza. Posso affermare con certezza che il cinema e i libri mi hanno salvato la vita quando la realtà era dura o scomoda. Il cinema e la letteratura, come il mare e il cielo, sono divisi da una striscia sottile spesso invisibile. Il lettore deve aiutarsi con l’immaginazione per dare spessore e connotati ai personaggi di carta. Lo spettatore invece deve lasciare libere le emozioni. In entrambi i casi si riesce a varcare il confine di un’altra vita possibile.

Quali sono gli autori letterari e cinematografici che hanno più influenzato il tuo stile e il tuo immaginario?

Nel romanzo cito più volte Pinocchio di Collodi, ma anche La mia Africa di Isak Dinesen e Oltre il confine di Cormac MacCarty. Generalmente, mi hanno molto influenzato i romanzi e il cinema americano: il film di Spike Lee La 25ª ora racconta una New York dilatata oltre i suoi confini dal crogiolo di mondi diversi che la abitano. Così come il romanzo di Jonathan Safran Foer Molto forte incredibilmente vicino racconta la stessa città cosmopolita percorsa a piedi da un bambino di nove anni. Tutte queste storie hanno acceso la mia fantasia.

Perché leggere questo libro?

Scrivere questi libro in certi momenti mi ha tolto il fiato. Spero succederà la stessa cosa a chi lo leggerà.