Intervista a Roberta Faccani, talento italiano in Brasile

Il progetto artistico e culturale di diffusione della musica italiana oltreoceano è stato fortemente voluto dalla Casa di Produzione Teorema, iscritta all’AFI (Associazione Fonografici Italiani) è una lodevole iniziativa che di certo servirà a far innamorare il popolo brasiliano della musica di casa nostra. Per attuarlo serviva un’interprete all’altezza della situazione ed è stata chiamata Roberta Faccani, già partita da qualche giorno “in missione” in Brasile. La scelta è decisamente azzeccata se si considera che Roberta Faccani, soprannominata “Mata” dai suoi fans, è una delle voci più belle in assoluto del panorama musicale nostrano e la sua simpatia e il suo fascino…fanno il resto. Seconda classificata al Festival di Castrocaro nel 1990, la Faccani ha portato avanti negli anni una carriera brillante e coerente, che l’ha vista spesso protagonista sul palcoscenico con spettacoli come Rent, Pinocchio il grande Musical, Alice nel Paese delle meraviglie.

Autrice e compositrice, Roberta è conosciuta al grande pubblico soprattutto per la sua permanenza nel gruppo dei Matia Bazar, di cui è stata cantante solista e immagine dal 2004 al 2010, debuttando con loro nel 2005 al Festival di Sanremo con il brano Grido d’amore. In seguito Roberta si è fatta apprezzare come interprete solista, anche grazie all’album di debutto Stato di Grazia, quindi è stata una ineccepibile Lady Montecchi in Romeo e Giulietta – Ama e Cambia il mondo diretto da Giuliano Peparini e prodotto da David Zard, ha collaborato con Renato Zero oltre a comporre brani per Fiordaliso, Silvia Guerci e Barbara Cola, per la quale ha scritto A quando l’amore, inedito per il talent Ora O Mai Più. A proposito di talent tv, dopo l’esperienza brasiliana potrete rivedere la bravissima Roberta sul piccolo schermo in veste di giudice e “consigliera” di cantanti emergenti nel programma The Coach. Abbiamo intervistato l’interprete alla viglia della sua partenza per il Sudamerica.

 

Roberta, parliamo del progetto in Brasile che ti vede protagonista…

Parto senza sapere molto nel senso che il paese che vado a visitare mi è abbastanza sconosciuto non fa parte della mia preparazione storico-musicale. Io vengo da una matrice più americana, sono nata con il soul e il blues per poi approdare al pop italiano, con i Matia Bazar piuttosto che con le tante esperienze dei musical. Quindi vado in Brasile con il cuore di una fanciulla che va a scoprire qualcosa di nuovo, di cui non sa nulla e da cui non si aspetta nulla. E’ una cosa fanciullesca nel senso buono della parola, mi sento come un bambino che va a ricevere un regalo che non sa bene che cosa sia ma che sicuramente è qualcosa che lo farà contento. Questo è ciò che dice la mia parte pura. La parte più matura, invece, quella che ha 30 anni di gavetta e di carriera parte con la consapevolezza di far bene. Voglio portare la mia italianità perché in Brasile, mi è stato detto e mi è stato fatto percepire, loro sono innamorati dell’Italia, ma anche loro conoscono poco la nostra musica o non la conoscono affatto. Quindi si tratta di un terreno molto edificabile in questo senso e ne sono contenta. Poi ci sarà un messaggio culturale, uno scambio di personalità forti. L’italiano è passionale, siamo gente con un certo fuoco ma anche i brasiliani non sono da meno. Quindi credo che ci capiremo, ci vorremo bene e ci saranno delle belle sinergie. Io porto la mia musica, sono stata scelta dai brasiliani che hanno ascoltato varie cose, quindi sono l’apripista di un progetto tutto italiano che inizia adesso e che magari porterà in futuro in questo paese anche tanti altri miei colleghi.
Di sicuro sarai orgogliosa di essere stata scelta per rappresentare la musica del nostro paese.

 

Ti senti addosso anche un po’ di responsabilità per questo?

Io vado a cantare le mie canzoni e a fare quello che so fare, non posso appropriarmi di tutta la musica italiana, sarebbe inopportuno o presuntuoso. Io faccio il mio, porto la mia scrittura e le mie canzoni e anche buona parte di repertorio internazionale che abbiamo scelto insieme alla commissione brasiliana perché loro amano un certo tipo di musica che non immaginavo nemmeno. Amano molto il rock, non lo avrei mai sospettato. Essendo io figlia di venti anni di rock, quindici anni di gavetta prima di approdare al grande pubblico, sono stata entusiasta perché in questo modo ritrovo le mie origini, la mia preparazione, il mio background che pochi sanno ma che in fondo è proprio questo.

 

A proposito, quali sono le tue radici rock e quali i tuoi gruppi preferiti?

Bellissima questa domanda, non me l’aveva mai fatta nessuno perché io sono nota all’opinione pubblica, come è giusto che sia, soprattutto per i Matia Bazar. Ma prima per me c’è stato il musical e prima ancora tanti anni di soul, rhythm’n’ blues, acid jazz e tanto rock a partire dai Toto. Loro sono l’emblema dei grandi musicisti, per me i più grandi sulla faccia Terra, ma anche Steve Lukather, David Paich, The Knack, che non hanno fatto solo My Sharona anche se la gente li conosce soprattutto per quel pezzo, quindi i Genesis con Phil Collins, i Police, tutta quella tipologia di sound molto anni Ottanta che non si dimentica. E secondo me questi grandi esempi di bellezza musicale non sono poi stati ripetuti.

 

Discograficamente quali sono i tuoi progetti?

Intanto penso prima a fare il live perché dopo tanto teatro mi piaceva tornare a fare la canzone ripartendo dal live, che si addice ad una persona che ama stare sul palco e fare musica con i musicisti, poi vediamo. Tornerò a fare dei dischi se avrò qualcosa di intelligente da dire e che abbia un senso. Buttare li un singolo o addirittura un album senza un vero progetto alle spalle non ha un senso. Andiamo avanti passo passo, per il futuro si vedrà.

 

Oggi si vede tanta musica in televisione, a te piace questa formula?

Io sono il giudice della prossima edizione di The Coach, un format nuovissimo. E’ stato fatto un esperimento lo scorso anno e questa sarebbe la seconda edizione ma in effetti è la prima. Io sono la giudice di questi nuovi talenti in un tipo di contesto che ricorda il primo Amici, quando si chiamava Saranno famosi e includeva anche danza e recitazione. Poi il prossimo anno, visto che sono stata confermata, dovrò sovrintendere il reparto musical perché è quello che io ho vissuto negli ultimi anni. Mi piace molto questo ruolo, cercherò di metterci tutta la mia esperienza. Non mi sento un giudice perché a me la parola giudicare sembra brutta, mi ha sempre fatto una certa impressione. Io mi limito a dire: ragazzi, avendo vissuto queste cose prima di voi vorrei dirvi che sarebbe meglio che faceste questo piuttosto che quello, che vi preparaste in questo modo piuttosto che in un altro e via dicendo. Poi magari a volte ci si può sbagliare, ci si emoziona per un talento e magari si rischia di sopravvalutarlo oppure di sottovalutare qualcun altro che merita ma purtroppo queste sono cose che possono succedere. In fondo siamo esseri umani!