Come è nata l’idea di “Un Tako per Amico” e cosa l’ha spinta a rivolgersi ai bambini così piccoli?

L’idea di questo libro, e di questa specifica tipologia di racconto, è nata direttamente a casa mia, guardando i miei figli, Dylan e Thiago, che oggi hanno rispettivamente 4 anni e 2 anni e mezzo. Sono stati loro a stimolarmi a scrivere questa storia, basandomi sulle cose che amano di più. Osservandoli giorno dopo giorno, ho capito quanto sia importante gettare un ponte relazionale tra il mondo dei bambini e tutto ciò che li circonda. Spesso si pensa che sotto i due anni i piccoli abbiano un ruolo puramente passivo e che si limitino a guardare le figure. Con questo libro volevo dimostrare il contrario: qui i bambini entrano ed emergono vivi dentro la storia, diventando amici intimi di un piccolo coccodrillo.

 Il libro invita i bambini a partecipare attivamente alla lettura. Quanto è importante, secondo lei, trasformare il momento della lettura in un’esperienza condivisa?

È un aspetto a cui tengo moltissimo, perché permette di creare un legame profondo tra il protagonista Tako e il bambino lettore. In questo spazio, il piccolo non è mai uno spettatore, ma diventa il vero co-protagonista della storia insieme all’adulto. Molti genitori ed educatori che hanno già letto il libro mi stanno confermando che tra il bambino e il personaggio si sviluppa un legame d’affetto fortissimo, quasi tangibile. Ed era esattamente questo il mio obiettivo: creare una connessione emotiva e affettiva che andasse oltre la semplice lettura.

 Perché ha scelto proprio Tako come protagonista della storia?

Tako in realtà è un simpaticissimo coccodrillo. Mi piaceva molto l’idea di scardinare l’immaginario comune o quello delle fiabe classiche, dove il coccodrillo viene quasi sempre dipinto come un animale spaventoso, minaccioso o “cattivo”. Volevo ribaltare completamente questo stereotipo: il mio Tako è un “amicone” dolce, empatico e giocherellone. Attraverso i suoi gesti, le sue espressioni buffe e i suoi movimenti, Tako aiuta i bambini a entrare nella storia in modo spontaneo, invitandoli a fare parte del suo magico mondo. Inoltre, il nome stesso ha una storia speciale: “Tako” è il modo in cui il mio figlio più grande, Dylan, chiamava il fratellino più piccolo quando non riusciva ancora a pronunciare il nome Thiago.

Amicizia, generosità e condivisione sono temi centrali del libro. Perché ritiene importante proporre questi valori fin dalla prima infanzia?

I bambini sono come spugne nei loro primi anni di vita ed è proprio in questa tenera età che assorbono i messaggi più importanti. Sappiamo tutti che per un bambino piccolo la condivisione è una delle cose più difficili da digerire; creare un’amicizia è spontaneo, ma l’atto della generosità richiede un passo in più. Ho scelto di incentrare la storia su questi valori proprio per mostrare loro, in modo ludico, quanto sia bello e gratificante aprirsi e saper porgere sempre la guancia al prossimo.

 Scrivere per bambini dai 12 mesi in su richiede un linguaggio molto particolare. Quali sono state le principali sfide durante la realizzazione del libro?

La sfida più grande è stata la “sottrazione”. Scrivere per la prima infanzia richiede un lavoro di “pulizia” del testo: le frasi devono essere brevi, ritmiche, quasi musicali, ma mai banali o infantili nel senso negativo del termine. Ogni parola deve avere un peso e un’evocazione precisa. Bisogna saper dosare le onomatopee e i verbi d’azione, calibrando il testo sul tempo di attenzione del bambino, che a quell’età è breve ma intensissimo.

Quanto conta l’interazione tra adulto e bambino durante la lettura di “Un Tako per Amico”?

L’adulto ha un ruolo prezioso all’inizio per avviare il momento di relazione e dare voce alle prime letture, ma il vero punto di forza di questo libro è che “parla da solo attraverso le immagini”. Le illustrazioni sono così chiare, immediate e intuitive che anche chi non sa ancora leggere può comprenderne la logica, rendendo l’apprendimento facilissimo. Infatti, ho riscontrato con immenso piacere che i bambini dai 2 anni in su, dopo averlo letto poche volte con i genitori, lo imparano a memoria. Questo fa sì che la lettura diventi anche un’attività solitaria e autonoma, un momento di conquista in cui il bambino si sente forte e indipendente nel gestire il suo libro.

 Nel libro i piccoli lettori sono invitati a cercare oggetti, fare gesti e dialogare con i personaggi. Come ha progettato questi momenti di coinvolgimento?

Li ho progettati pensando alle tappe dello sviluppo psicomotorio dei bambini. A 12-18 mesi il bambino ama indicare, imitare i gesti dell’adulto e rispondere a stimoli visivi semplici. Ogni interazione è stata studiata per essere alla sua portata, così da gratificarlo: quando il bambino “aiuta” Tako a fare qualcosa, sperimenta il senso di efficacia, che è una spinta per l’autostima.

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