Intervista ad Antonella Capobianco, giovane autrice esordiente del libro Nei Nostri Sogni

La mamma è sempre la mamma, recita l’adagio, si sa. Il rapporto madre figli, speciale e unico come pochi, trova conferme nella sua estrema bellezza con le pagine del libro “Nei Nostri Sogni” di Antonella Capobianco, edito da PAV Edizioni. Emma, la giovane madre e moglie protagonista della vicenda raccontata nel romanzo, sfida la barriera più divisiva e difficile, quella che separa i vivi e i cari che non ci sono più, con energia, forza e determinazione, al fine di ristabilire un ultimo contatto con loro e magari salvarli da tante piccole questioni lasciate in sospeso, o scoperte troppo tardi, troppo velocemente. Temi attualissimi e nervi scoperti della nostra agenda sociale nazionale che emergono in questo debutto letterario, un’opera prima che ha ricevuto un’accoglienza e ha fatto un percorso mediatico, a detta della sua stessa autrice, “mai troppo tardi”. Ce ne parla in questa intervista.

Il tuo libro ha partecipato a una presentazione letteraria il 7 luglio scorso a Napoli e a varie interviste, ospitate web, radio e tv, come Canale 21 ad esempio. Cosa ricordi e cosa ti ha colpito di più in questa esperienza, che credo sarà la prima per te, a contatto col pubblico reale, televisivo e con gli internauti ?

Sono una persona molto timida e riservata, quindi ho vissuto queste nuove esperienze con una certa dose di ansia. Sono però contenta di averlo fatto, perché ho avuto l’opportunità di conoscere ambiti che non avevo mai frequentato, sfidando anche quei limiti che in passato mi hanno privato di alcune esperienze importanti. Ma non è mai troppo tardi in fondo.

La paura più grande che ti ha accompagnato lungo la stesura del libro e allo stesso tempo la gioia più sentita, se ci sono state entrambe o solo una di queste due.

Non ho avuto nessuna paura, piuttosto il dubbio di non riuscire a terminare una storia alla quale tenevo in maniera particolare.

Emma è una madre, e le mamme hanno un rapporto sempre speciale e più intenso coi figli, specialmente con quelli maschi. Se fosse stato un uomo, ovvero un padre, come personaggio destinato a una scomparsa prematura, pensi che avrebbe provato le stesse sensazioni e gli identici sentimenti della donna e madre Emma, o siamo due sessi inevitabilmente diversi? Come ti immagini una situazione alternativa?

Sicuramente esistono differenze comportamentali ed emotive tra uomini e donne, ma non necessariamente soltanto una madre può essere così empatica. Ho scritto di Emma perché mi somiglia e non mi sarei mai immaginata nei panni di un uomo.

Intravedi diversità nel rapporto genitori e figli, quando si tratta di analizzare il ruolo dei padri o quello delle madri in una famiglia? C’è più attenzione e meno superficialità in uno dei due?

Come dicevo credo non esistano differenze sostanziali. Forse però, tendenzialmente, un padre riesce ad essere più pragmatico a discapito di una certa sensibilità, quasi medianica, che la gran parte delle madri tende a provare e grazie alla quale riesce a scrutare meglio l’animo dei propri figli.

In un passaggio chiave del libro, il figlio segretamente gay di Antonella apprende dall’amico l’outing che gli è stato fatto, ovvero viene a conoscenza di come la madre sappia, abbia scoperto di lui, proprio grazie al suo compagno, senza però che si determinino successivamente troppi scossoni nel loro rapporto. Non pensi avrebbe dovuto o potuto arrabbiarsi di più o inizialmente, forse, la piega nella storia che immaginavi prevedeva una qualche sorta di frizione tra Andrea e Luca?

Andrea è totalmente intorpidito dal dolore per la scomparsa della madre, quindi a parte un debole rimprovero  al suo compagno, non ha la forza emotiva per altro. Inoltre, per come ho immaginato il loro rapporto, non ci ho visto elementi di frizione nella loro storia.