È particolarmente interessante “UnMastered Voice: Verità e assurdità dal mondo del Vocal Coaching” (disponibile su Amazon), manuale scritto da Silvia Chiminelli, vocai coach dalla carriera prestigiosa e molto seguita sui social. L’abbiamo intervistata per sapere qualcosa in più di questo suo nuovo libro.

Di cosa parla nel libro “UnMastered Voice: Verità e assurdità dal mondo del Vocal Coaching”?
«Il libro nasce da una lunga esperienza sul campo, sia come artista del coro del Teatro alla Scala che come Vocal Coach principalmente in ambito moderno. È un viaggio dentro il mondo della voce cantata, raccontato da una prospettiva concreta, vissuta ogni giorno in sala prove, sul palcoscenico e a lezione. Nel libro affronto due aspetti fondamentali: da una parte le verità tecniche che stanno alla base di una vocalità sana, funzionale e duratura; dall’altra metto in luce alcune assurdità e falsi miti che purtroppo circolano ancora oggi nel mondo dell’insegnamento del canto. Si tratta spesso di indicazioni confuse o sbagliate, prive senza un reale fondamento scientifico, che possono danneggiare chi studia. Il mio obiettivo non è polemico, ma vuole essere costruttivo, offrendo consigli scientifici su ciò che significa davvero lavorare con la voce».

A chi è indirizzato in particolare e a chi lo consiglia?
«È un libro pensato per i cantanti, ma anche per insegnanti e per chiunque usi la voce, anche parlata, a scopo lavorativo. Credo che possa essere uno strumento utile per orientarsi, fare chiarezza o per guardare con occhi nuovi un mondo affascinante quanto complesso come quello dell’uso della voce come strumento».

Il ruolo della vocal coach è fondamentale per chiunque voglia fare musica, ma i cantanti o aspiranti tali ne sono consapevoli?
«Il ruolo del vocal coach è senza dubbio fondamentale, ma la consapevolezza di questa importanza, soprattutto all’inizio del percorso, non è sempre così diffusa. Molti cantanti, o aspiranti tali, si avvicinano alla voce con passione, ma spesso senza avere strumenti chiari per distinguere tra un lavoro tecnico serio e indicazioni approssimative. C’è ancora l’idea che “cantare bene” sia qualcosa di istintivo e questo porta a sottovalutare quanto invece la voce sia uno strumento complesso, che richiede conoscenza, guida e metodo. Proprio per questo motivo, molti si rendono conto del valore di un vocal coach solo dopo aver incontrato difficoltà, blocchi o, nei casi peggiori, problemi vocali. Nel mio libro metto in evidenza proprio questo aspetto: la necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza, sia nei cantanti che negli insegnanti. Un buon vocal coach non “insegna a cantare” in modo generico, ma accompagna la persona a comprendere il proprio strumento, a usarlo in modo efficiente e a costruire una tecnica solida che porta a trovare la propria identità».

C’è un futuro oltre l’autotune nel panorama musicale italiano?
«Innanzitutto, è importante distinguere due tipi di autotune: quello ‘creativo’, usato per effetti vocali e distorsioni, e quello ‘correttivo’, che serve a correggere l’intonazione. Se parliamo del secondo, il futuro del canto italiano senza autotune dipende da due elementi fondamentali: lo studio serio e costante della voce e il fatto di farlo con insegnanti competenti. Per quanto riguarda l’autotune creativo, invece, non sono per l’abuso che se ne fa in alcuni casi. La cosa più bella di una voce è la sua identità: se viene distorta, cosa resta di unico e personale? Per questo credo che il vero futuro della musica passi da una formazione vocale consapevole, dove la tecnica sostiene e valorizza l’espressività, senza cancellare la personalità dell’artista e dove un autotune può creare un colore in alcuni passaggi».

Le voci italiane e internazionali che, al momento, le piacciono di più?
«Non parlerei di voci, ma di artisti. Ci sono voci qualitativamente bellissime che però non riescono a comunicare, mentre altre, magari meno accattivanti ma che trasmettono emozione e identità. Quando ascolto un cantante, analizzo tutto: tecnica, espressività e personalità. Proprio oggi stavo ascoltando Moody Wind di Anthony Lazaro: in questo artista trovo tutto ciò che rende un interprete completo, dalla tecnica alla capacità di comunicare con autenticità».

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