Il singolo “Tokyo” segna per i BEIK un nuovo inizio: atmosfere da Blade Runner, contrasti sonori e una riflessione profonda sullo spaesamento della generazione contemporanea. Nelle loro parole emerge un percorso artistico che unisce esperienze personali e ricerca di autenticità.

“Tokyo” non è solo una città, ma uno stato d’animo. Che cosa rappresenta per voi a livello simbolico?

Tokyo”, per noi, non è soltanto una città, credo sia la rappresentazione, il simbolo di quel sentirsi spaesati nel cuore del caos urbano. È il sovraffollamento, le luci, il movimento continuo che però, invece di darti energia, ti lascia il vuoto. È l’opposto della serenità che trovo nei rapporti veri: lì c’è vita, mentre in mezzo al caos spesso rimane solo il silenzio interiore. Al tempo stesso, però, amo quelle luci: senza di esse non apprezzerei mai davvero l’intimità di un’izakaya di quartiere, né il valore dei momenti autentici. (Naeco)

Il ritornello con la frase “Non vedi che là fuori c’è il vuoto?” sembra una domanda generazionale. A chi è rivolta principalmente?

“Tokyo”, per noi, non è soltanto una città, credo sia la rappresentazione, il simbolo di quel sentirsi spaesati nel cuore del caos urbano. È il sovraffollamento, le luci, il movimento continuo che però, invece di darti energia, ti lascia il vuoto. È l’opposto della serenità che trovo nei rapporti veri: lì c’è vita, mentre in mezzo al caos spesso rimane solo il silenzio interiore. Al tempo stesso, però, amo quelle luci: senza di esse non apprezzerei mai davvero l’intimità di un’izakaya di quartiere, né il valore dei momenti autentici. (Naeco)

Le influenze sonore spaziano dai videogiochi alle chitarre tribali: come riuscite a unire mondi così lontani senza perdere coerenza?

È tutto così naturale a dire il vero. Ci viene in mente qualcosa, un’intuizione, un concept, lo mettiamo in pratica, sentiamo come suona, lo adattiamo in funzione del brano ed la canzone è pronta. Funziona un po’ come quando in cucina decidi di provare qualche spezia nuova: ne aggiungi un pizzico, assaggi il sugo e solo così puoi capire se stai valorizzando o meno il piatto (Naeco) In tutte le nostre canzoni sono presenti dei contrasti, a livello di arrangiamento e a livello di rapporto tra testo e musica. Quindi diciamo che siamo coerenti nel creare incoerenze. (- Waiban)

Qual è l’obiettivo artistico che vi siete posti per i prossimi anni e in che modo questo brano è un passo in quella direzione?

Tutto ciò che voglio è che la mia musica parli nel miglior modo possibile ad ogni persona che ha bisogno di ascoltarla, la priorità è quella. (Naeco) L’obiettivo è quello di fare ascoltare la nostra musica a quante più persone possibili, attraverso  singoli  come  ‘Tokyo’ e  attraverso  l’album  in  uscita.  Questa  canzone sicuramente sarà un ottimo biglietto da visita o un souvenir da riascoltare una volta tornati a casa dai nostri concerti. (- Waiban) L’obiettivo dei prossimi anni musicalmente è diventare un obiettivo musicale da seguire musicalmente (Barry)

Siete una band con esperienze diverse alle spalle. Quanto le vostre storie personali arricchiscono il progetto collettivo?

Per me la band è proprio una Gestalt: BEIK è decisamente più della somma dei singoli componenti. Certo, le mie esperienze hanno un peso forte nel sound, ma da solo non riuscirei mai a farle suonare così. Con gli altri tutto prende forma e acquista un valore che, da solo o con persone diverse dai miei compagni, non avrei mai potuto raggiungere. (Naeco) La disomogeneità è il nostro punto di forza. Prima dei BEIK ho suonato in piccoli progetti metal e alternative rock dove ho iniziato a scrivere i primi riff. Questi progetti però sono naufragati perché non c’era la stessa voglia di emergere e di fare qualcosa di importante che abbiamo adesso noi tre. (- Waiban) Il progetto collettivo è una soluzione chimica di elementi personali. Senza le nostre storie non ci sarebbe quella differenza che contraddistingue la nostra band. (Barry)

Se “Tokyo” fosse un film, quale immagine cinematografica lo rappresenterebbe al meglio?

Penso che ad oggi Hirajama di Perfect Days che ogni mattina ritira una lattina di caffè nel distributore e segue una sua metodicità quotidiana fatta di Caos controllato nel migliore dei modi. (Barry)

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