
Nel nuovo EP, Zelda Mab esplora il sé tra memoria, spiritualità e sperimentazione. Ogni traccia racconta una metamorfosi: dalle profondità di “Blu Cobalto” alla libertà di “G33”, passando per atmosfere ipnotiche e testi taglienti. Una narrazione che attraversa generi e identità, senza mai perdere coerenza.

Il titolo Del Vento e del Mare evoca elementi naturali. Che ruolo hanno nella tua ispirazione?
La natura ha un ruolo fondamentale nella mia vita e nella mia ispirazione. Vivo a Trento e, appena posso, mi immergo nel verde: adoro fare trekking, scoprire cascate, esplorare i laghi nei dintorni. Ma porto anche il mare nel sangue, perché metà della mia famiglia è originaria di città marittime. Sono costantemente alla ricerca del profumo della salsedine, del rumore delle onde che si infrangono sulle rocce. Ho bisogno di un contatto costante con ciò che è selvaggio, incontaminato e autentico. È da lì che nasce gran parte della mia musica.
Quale delle cinque tracce ti ha dato più difficoltà o emozione durante la scrittura, e perché?
Ognuna delle tracce mi ha emozionato a modo suo, perché ciascuna ha una personalità ben definita. Sono nate in modo fluido e naturale, ma Blu Cobalto è sicuramente quella che mi ha richiesto più tempo ed energia. L’ho registrata oltre cinquanta volte prima di arrivare alla versione definitiva. Probabilmente perché era la più carica emotivamente, e sentivo il bisogno di farla arrivare nel modo più autentico possibile.
Come scegli le tematiche da affrontare nei tuoi testi? Ti lasci guidare più dalla mente o dall’istinto?
Credo che siano le tematiche a scegliere me, non il contrario. È come se fossero già scritte nell’aria, in attesa che qualcuno le intercetti e le trasformi in qualcosa di concreto. Penso che tutti noi, in fondo, siamo un po’ come antenne: captiamo pensieri universali e li traduciamo in parole, azioni, musica. Basta solo essere sintonizzati. Nel mio processo creativo, mente e istinto cooperano. L’istinto ha il ruolo più forte, ma la mente aiuta a canalizzare e dare forma. È un’alchimia: l’immaginazione si trasforma in realtà, ma solo se entrambe le forze lavorano insieme.
Nel brano G33 parli di un nuovo Messia in modo simbolico e ironico. Cosa rappresenta davvero quel personaggio?
G33 parla di quella parte di noi che ci salva, che ci fa superare l’impossibile e ci permette di andare oltre i nostri limiti. È il “sé magico”, quello capace di creare dal nulla, che non spiega il miracolo… ma lo compie. È un personaggio che può essere simbolico, ironico o reale: sta a noi decidere cosa vogliamo credere. Rappresenta una prospettiva diversa, quella di chi riscrive la realtà partendo dalla convinzione che nulla è fisso, tutto può essere trasformato. È il nostro potenziale più profondo, spesso sopito, ma sempre pronto a emergere se gli diamo spazio.
Come concilia Zelda Mab l’introspezione con la voglia di parlare anche a un pubblico più ampio?
Per arrivare agli altri in modo autentico, bisogna prima fare un lavoro profondo su sé stessi. Solo così si può trasmettere qualcosa di vero. La mia voglia di raccontare, emozionare, far riflettere o anche solo far ballare, nasce dal desiderio – prima di tutto – di farlo per me stessa. Quando riesco a comunicare qualcosa che sento davvero, so che chi ascolta lo percepisce. E magari, in quel momento, trova uno stimolo per dare il meglio di sé. Forse è questo, inconsciamente, il mio modo di cercare di cambiare il mondo: attraverso un’espressione che parte da dentro e cerca connessione.
Quali sono gli obiettivi che ti poni come artista nei prossimi anni?
Il mio obiettivo è continuare a creare musica sempre più interessante, crescere artisticamente e tecnicamente. Voglio evolvermi senza forzature, lasciando che il mio percorso si definisca passo dopo passo. Ho fiducia nella musica. In music I trust.

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